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La Camusso, non Renzi nel mirino di Landini

Opinionista: 

“Parla a nuora perché suocera intenda”. Ci viene in mente questo vecchio detto popolare nel leggere le notizie sul frenetico attivismo di Maurizio Landini, il “duro” leader della Fiom, fondatore di quella “Coalizione sociale” alla testa della quale, il prossimo 28 marzo, si prepara a marciare su Roma per sfidare Matteo Renzi e proporsi come guida e punto di riferimento di quel confuso arcipelago che è la cosiddetta sinistra alternativa. Non a caso abbiamo evocato il vecchio proverbio sul parlare a qualcuno (la nuora) perché a capire sia un’altra (la suocera). Ci sembra, infatti, che in questa vicenda Renzi interpreti il ruolo della nuora, ma che il ruolo della suocera alla quale, sia pure per vie traverse, Landini vuole far arrivare il suo messaggio, sia da attribuire a Susanna Camusso, segretaria generale del Cgil. In altre parole, con la sua “Coalizione sociale”, Landini non mira alla poltrona di Renzi o a quella di leader di una formazione che si collochi alla sinistra del Pd, ma alla poltrona della Camusso con la quale, nonostante temporanee convergenze, non ha mai avuto un rapporto particolarmente brillante. A conforto della nostra tesi crediamo di poter portare almeno tre ragioni. La prima ce la fornisce il diretto interessato. Landini, infatti, pur ribadendo la vieta formula usata da una certa sinistra nei confronti di tutti i governi, secondo cui Renzi sarebbe “alleato di Confindustria nel progetto di cancellare i diritti dei lavoratori”, tiene a precisare che la sua “non è un’operazione politica”, ma “una riforma radicale del Sindacato che rischia di scomparire sotto i colpi delle leggi del governo Renzi”. E aggiunge (contraddicendosi) che il Sindacato “deve essere un soggetto politico”. Più chiaro di così il leader della Fiom non potrebbe essere. Il suo obiettivo non è un nuovo partito, ma la leadership del Sindacato, a conferma di una vecchia regola sempre valida in politica: che, dietro alle grandi parole e alle proclamazioni di grandi obiettivi e di nobili ideali, c’è sempre una poltrona da conquistare. Del resto Landini non è uno sciocco e l’esperienza gli ha certamente insegnato che, come avverte un antico proverbio cinese, “chi lascia il grande fiume è destinato a perdersi”, sorte che da sempre è toccata a chi ha abbandonato il “partito guida” della sinistra per “mettersi in proprio”, alla ricerca di improbabili avventure. Basti pensare a quel che è accaduto a Fausto Bertinotti, passato da alfiere della sinistra dura e pura, a intrattenitore in salotti demodés. La seconda prova che Landini punta al posto della Camusso più che a quello di Renzi è data dalla durissima reazione della segretaria cgiellina alle sortite del leader della Fiom. “Landini – ha detto – deve cancellare qualsiasi ambiguità sul rapporto con la politica della sua Coalizione sociale”. E ha aggiunto: “Il bisogno di politica che ha Landini non può stravolgere la natura della Confederazione”. In parole povere, la Camusso non gliela ha mandata a dire. Le sue parole pesano come pietre, ma rivelano chiaramente che la segretaria della Cgil vede nella mossa di Landini una iniziativa volta a impossessarsi della sua poltrona. Infine, ad allontanare l’ipotesi di un diretto ingresso del segretario della Fiom nell’arena politica, concorre la non favorevole accoglienza riservata alla sua “Coalizione sociale” da quanti, a sinistra, sia all’interno, sia all’esterno del Pd, contestano Renzi. Il solo Niki Vendola, sempre alla ricerca di alleati, ha mostrato interesse per l’iniziativa. Tutti gli altri hanno subito preso le distanze, avvertendo che non è con le grida di Landini che la sinistra può risolvere i suoi problemi. Insomma, l’impressione che da tutto questo si ricava è che il leader dei metalmeccanici della Cgil abbia fatto flop e che il vero beneficiario della sua discesa in campo sia, in realtà, Matteo Renzi che ha fatto del vecchio “divide et impera” la sua formula vincente.