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La direzione del Pd: non c’è nulla di nuovo

Opinionista: 

La direzione del Pd: la saga del già visto. Da un lato una minoranza che ha un solo obiettivo: distruggere Renzi ed il suo progetto, dall’altro Renzi che non vede l’ora di vincere e “rottamare” anche i residui oppositori. Su questi due obiettivi la partita si gioca di pura tattica! Purtroppo. Lo dico per la minoranza, la “chiave” la tengono gli elettori, meglio, quelli che andranno a votare, che hanno già fatto “sapere” che sarà il Movimento 5 Stelle a trionfare. Se i sondaggi, ora, hanno una qualche credibilità. D’altro canto, all’interno di quel partito lo scontro non è fra due linee, perché non ce n’è neppure una, davvero credibile, ma solo fra fazioni. In alcune aree, a cominciare da Napoli, non c’è neppure il partito, inteso come comunità di persone, protese al bene comune. Parlo di linea identitaria. Voteranno No, pretendendo di avere libertà di… coscienza quelli che hanno votato in Parlamento a favore delle riforme istituzionali, di cui al referendum. Tutto al di sotto del necessario, verrebbe da dire. Per l’Italia e per l’Europa, che si proclama di voler rilanciare secondo lo spirito dei Padri Fondatori. E non mi consola la constatazione che in Inghilterra, in Spagna, in Austria e, domani, temo, anche in Francia, stanno peggio. L’Italia, la sua storia, la sua ricchezza complessiva merita di più. Soprattutto un elettorato più consapevole dei suoi diritti, ma anche del suo dovere di partecipazione. Per selezionare, ed eleggere, una nuova classe dirigente all’altezza del nostro tempo e delle sue sfide. Intanto “nuvoloni neri” si addensano all’orizzonte e molti preparano gli… ombrelli. Con la fuga dal vincitore di ieri, sulla cui barca pure si erano precipitati. Frasi abusate: fibrillazione, “spacchettamento” dei quesiti referendari, rinvio della data del referendum, comunque mai stabilita ufficialmente. E così di seguito. Armamentario vecchio: da fare impallidire anche il Divo Giulio e la sua capacità di “sopire” ogni situazione e le relative “fibrillazioni”. Di uomini che sono eternamente sul… mercato. A meno che Renzi non si ricordi di quella che sbandierava come la sua “missione”: far cambiare “verso” all’Italia. E comportarsi di conseguenza . PREMIO ISCHIA. In occasione della premiazione con la Penna d’Oro della Presidenza del Consiglio nell’ambito del Premio Ischia di Giornalismo, è stato, a Lacco Ameno, il cardinale Gianfranco Ravasi. Uomo dalla cultura finissima, parlatore affascinante, di cui ad argomenti di alto valore. Nella mia vita, a volte in controtendenza con colleghi della “malfamata”, allora come adesso, categoria dei “politici”, ho avuto sempre la tensione ad avere rapporti con coloro che ritenevo migliori di me. Solo per elencarne alcuni, che mi hanno onorato della loro amicizia e mi hanno arricchito: Biagio De Giovanni, Pierre Carniti, Maurizio Scaparro, Giorgio Albertazzi. Avevo avevo gran curiosità e piacere di ascoltare dal vivo, e di conoscere, il cardinale Ravasi. Sono rimasto colpito dalla profondità del suo pensiero e dalla capacità di farlo comprendere appieno: tutto ispirato al culto dei valori, come faro in questo tempo di violenza e di degrado. Auspice Don Gioacchino, bravo parroco di Santa Restituta, ho avuto la gioia di intrattenermi con lui anche in un momento successivo alla sua pubblica conversazione, ripresa dalle reti Sky: la visita straordinaria, fuori dall’ordinario, agli Scavi di Santa Restituta, purtroppo chiusi al pubblico, per ragioni di sicurezza e di prudenza, che, mi auguro, vengano rimosse a breve. Con la illustrazione di guide esperte, il Cardinale, ha potuto conoscere momenti fondamentali della storia nostra e della stessa Chiesa: dalle Fornaci dell’antica Pithaecusa alla Necropoli Paelocristiana. Nel segno di Don Pietro Monti, che ci ha fatto “compagnia” con il suo spirito lungimirante di strepitoso archeologo “per caso”. Una bella ed indimenticabile esperienza. Mi ha colpito una circostanza; alla conversazione al Regina Isabella erano presenti pochissimi isolani e, salvo l’ottimo Don Gioacchino, che poi ha celebrato con lui nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie, non c’era nessun altro sacerdote della Diocesi di Ischia: evidentemente non avevano nulla da apprendere da questo grande Cardinale. Sapevano già tutto. Un vero peccato per loro! LA STRAGE. “Darei tutto per avere indietro mio figlio, ma non avrebbe mai perdonato se stesso se avesse lasciato le sue amiche la dentro”. Questo ha detto nel momento del più tragico dolore che possa capitare ad una madre, ed a un padre: la morte di un figlio. Faraaz Hussein poteva salvarsi, aveva risposto a tutte le domande, sul Corano, dei suoi aguzzini, che lo avevano lasciato andare. Ma quando si è accorto che le sue amiche, Abinta Kabir e Tarishi Jain, che pure avevano risposto a quelle domande, ma avevano il tragico “torto” di vestire in jeans, alla occidentale, erano state trattenute per essere uccise, è tornato indietro ed ha scelto di difenderle per morire, dopo aver lottato, insieme a loro. Autentico fiore in quel mare di sangue, di orrida barbarie, ad opera di menti esaltate, probabilmente “bisognose” di emozioni forti. Figli di famiglie opulenti, frequentatori di scuole “alte”, con l’“alibi” di raggiungere il Paradiso di Allah, hanno determinato martiri del lavoro, della cooperazione, della integrazione tra i popoli. Ed anche di un sentimento forte, purtroppo in via di estinzione: l’Amicizia. Per testimoniarla si può sacrificare la propria vita: un esempio alto, un monito per molti, che quel valore hanno smarrito. A volte solo per ragioni di “interesse”.