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La doppia immunità nei malati di Covid-19

Opinionista: 

Ad oggi si conosce una difesa immunitaria legata alla produzione di anticorpi (immunoglobuline) di pertinenza sierologica. Esiste però anche una seconda difesa immunitaria, legata invece alla presenza dei linfociti T. In Italia si valutano solo gli anticorpi tramite i test sierologici delle immunoglobuline (IgG e IgM). Sappiamo che normalmente le immunoglobuline M (IgM) si presentano entro 7 giorni circa dalla comparsa dei sintomi e permettono di confermare l’avvenuta infezione. Le Immunoglobuline G (IgG), vengono prodotte dopo 14 giorni e sono fondamentali per verificare la nostra memoria immunitaria (responsabile del contatto pregresso con quel determinato virus). Esiste dunque una difesa immunitaria determinata dalle cellule T (linfociti T) rilevabile con uno specifico metodo (tipizzazione linfocitaria mediante la citofluorometria). Tale metodo mette in evidenza il ruolo fondamentale dei linfociti T, che hanno il compito di uccidere direttamente le cellule ospiti infette dal virus. Uno studio svedese pubblicato sulla rivista Cell lo scorso agosto, ha messo in rilievo che nei malati da Covid-19, verificato mediante tampone molecolare, sono circa il doppio quelli che hanno sviluppato l’immunità delle cellule T rispetto a quelli in cui il test sierologico degli anticorpi è risultato positivo. Verosimilmente l’eliminazione del virus in primo contatto viene fatta non dagli anticorpi ma dalle cellule T attivate (CD 8 attivate). Quindi si deduce che potrebbe anche verificarsi il caso di contrarre la malattia senza l’evidenza di anticorpi, quindi senza formare gli anticorpi, dunque in forma verosimilmente asintomatica. Tutto ciò perché le cellule T riconoscono pezzi diversi del virus rispetto a quelli riconosciuti dagli anticorpi, esse dunque sono fondamentali per l’attività, la memoria ed il normofunzionamento immunitario. Non solo gli individui con Covid-19 accertato mediante tampone molecolare presentano attività dei linfociti T ma anche i familiari di questi ultimi i quali non hanno avuto nessuna evidenza clinica. Gli anticorpi possono proteggere anche a livelli relativamente bassi ma sono necessari i linfociti T attivati se i livelli di anticorpi sono insufficienti. È quindi necessario valutare lo stato di normofunzionalità del sistema immunitario.

*Ematologo e già responsabile del Centro di Immunoematologia dell’Aorn Santobono Pausilipon, già componente del Consiglio Superiore della Sanità