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La due giorni del G20 e le due vite di Santa Lucia

Opinionista: 

Nessun riferimento alla protettrice degli occhi. Parliamo della strada-quartiere e del privilegiato evento che ha visto qui, per 2 giorni, concentrati ministri, tecnici e diplomatici dei Paesi che producono l’ottanta per cento del Pil “sudore del mondo”. Dietro alle delegazioni si poteva quantificare il sessanta per cento della popolazione mondiale. Cosa ha spinto a questa mobilitazione si può riassumere rapidamente: il pianeta sembra quasi giunto alla fine della sua storia. Non regge più al carico di drammatiche emergenze terra-cielomare, e deve scegliere: o un rapido “alleggerimento”, oppure esodo di massa verso altre atmosfere e altri territori ubicati “sempre più su” (ma fin dove è possibile arrivare?). Le pagine, gli articoli e i punti che sono stati sottoscritti durante le sessioni di Palazzo reale, apriranno una prospettiva davvero nuova e risolutrice?

*** DA NAPOLI A GLASGOW. Nelle “sudate riunioni” del partenopeo palazzo, rimesso a nuovo per l’occasione (ma non potrebbe essere ogni giorno così?), piena convergenza sulla salute del pianeta che sta precipitando. Necessario interconnettere clima e cambiamenti atmosferici (le catastrofi più recenti di Germania, Olanda e Belgio hanno mandato messaggi ultimativi),emissioni inquinanti e ambiente, produzione di energia pulita e lotta alla povertà (quanto ancora durerà la divisione fra chi ha troppo e chi non può sopravvivere?).Dei 60 punti presi in esame, 2 sono stati “sospesi” perché divisivi: rimanere sotto 1,5 gradi di riscaldamento globale al 2030,eliminare il carbone dalla produzione energetica al 2025.Interessi confliggenti vedono da una parte Stati Uniti, Europa e Inghilterra; dall’altra Cina, Russia, India e Paesi emergenti. Al G20 di novembre (Capi di Stato e di Governo) a Glasgow, nella più grande città della Scozia, il compito di avvicinare le posizioni. Il ministro italiano Roberto Cingolani (Transizione ecologica) è in fiduciosa attesa (“a Napoli non abbiamo lavorato a vuoto…”).

*** AVVENNE 27 ANNI FA. Nacque la “Piazza Grande”: così, sulla sfavillante rete mondiale, venne ribattezzata piazza Plebiscito. Un restyling l’aveva rimessa a nuovo (via il mega parcheggio auto, pavimentazione con cubettoni di porfido meglio accostati, porticato della Basilica non più pisciatoio). Correva il 1993 con l’annuncio del G7. Carlo Azeglio Ciampi è presidente del Consiglio. Rientra da Tokyo e comunica che i 7 Grandi si riuniranno in Italia. Tra Genova e Palermo scelta Napoli. L’alacre dinamismo del prefetto Umberto Improta (capo cantiere all’occorrenza), rende la “zona rossa” (dal Comune a piazza Vittoria), un territorio che esce “dal mondo reale per entrare nella favola”. A guastare il clima, la comunicazione giudiziaria del ‘94 a Silvio Berlusconi proprio il giorno in cui, succeduto a Ciampi, presiede il vertice sulla delinquenza internazionale. Pian piano perse smalto, sindaco Antonio Bassolino, l’illusione del “rinascimento napoletano” (sul limite della zona rossa gravava l’abbandono del centro e delle periferie).

*** OCCHI A DOPPIO SGUARDO. Liberata dalla folla davanti ai 3 supermercati, dai bidoni stracolmi di immondizia e rifiuti ingombranti ammassati su carreggiata e marciapiedi, senza auto in sosta selvaggia con parcheggiatori abusivi e violenti, la strada di Santa Lucia non crede nel luglio ‘21, sia pure per 2 giorni, a se stessa: ricomparse le bianche strisce pedonali di cui s’era persa memoria, aiuole che rivedono i giardinieri dopo anni di incuria, gruppi di vigili urbani della cui solerzia non s’aveva più idea, buche killer finalmente riempite. Con la stradamadre, riprendono respiro anche le aperture viarie del Pallonetto e del Lungomare. Di notte splendore di luci e quel silenzio che Bovio e Lama avrebbero definito “cantatore”. Poi, alla mezzanotte del venerdì, brusco cambio di scena. Cala il sipario e ricompare l’altra faccia delle ordinarie afflizioni: Galleria della Vittoria chiusa, via Chiatamone che imbottiglia il traffico nei 2 sensi, sirene strazianti delle ambulanze per il Covid che persiste, rifiuti che marciscono al sole, lungomare con acque inaffidabili.

*** BELLA E IMPOSSIBILE. Così Napoli è spesso definita. Il ministro europeo dell’Ambiente, Frans Timmermans, lascia Palazzo Reale parlando di una “città che fa sognare”. Sì, ma chi ci vive tutti i giorni ha fin troppo di che disperare.