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La nuova consapevolezza di questi giorni difficili

Opinionista: 

Giustamente, è il momento di pensare alla clausura, al distanziamento, ai posti letto nelle terapie intensive, all’ipotesi più o meno lontana di un vaccino. Una posizione logica, naturale. Nessuno valuta, però, come, dietro ai problemi e al dramma di questi giorni, si faccia strada in Occidente, nel cuore della gente, qualche nuova consapevolezza. Che non riguarda solo i valori veri, la famiglia, la salute, la propria comunità ma anche e soprattutto il concetto di democrazia. Pensiamo davvero che non venga messa in discussione, in questo contesto, la riforma del Titolo V della Costituzione, le deleghe troppo affrettate alle Regioni, una catena di comando che ancora sta mostrando tutti i suoi nervi scoperti? Ma soprattutto, crediamo davvero che questo concetto di democrazia partecipativa, figlia di una piramide istituzionale che sviluppa Circoscrizioni, Comuni, Area Metropolitana, Regioni, Rami del Parlamento, Europa, possa ancora reggere all’ impatto di un’ emergenza sanitaria, economica, sociale o di qualsiasi altro tipo? Appare chiaro, ormai, che la pluralità dei poteri, così come architettata e gestita, ha rappresentato e rappresenta un limite al decisionismo necessario in momenti così difficili e complessi. Abbiamo parlato per anni dei freni legati al governo dei tecnici, del loro modesto, spesso incomprensibile approccio verso la sensibilità popolare ed oggi siamo qui, a pendere dalle labbra dei virologi, degli epidemiologi, degli igienisti, degli specialisti in malattie infettive. Mentre la politica fa molti passi indietro e anticipa con i tamburi l’arrivo di mascherine, guanti e dispositivi medici che, probabilmente, non arriveranno mai. Qualcuno crede che questo clima non lasci un segno profondo in tutti quelli che sopravviveranno, in tutti quelli che in futuro avranno modo di votare? In un Mezzogiorno d’Italia che rischia di pagare un prezzo altissimo all’incuria comunicativa e all’organizzazione sanitaria di questi giorni, quanti saranno pronti ancora ad affidarsi alle clientele, al nepotismo, all’amico degli amici, dopo un periodo che ha sconvolto gli animi e le coscienze, terremotandoli alla base? Se la politica punta, in qualche modo, a sopravvivere a se stessa dovrà necessariamente smantellare questa montagna istituzionale, cambiando subito le regole del gioco, stabilendo precisi poteri e responsabilità, riprendendo ad investire sul welfare e sulla ricerca, traguardando obiettivi chiari e definiti con un preciso cronoprogramma locale e nazionale da verificare e far verificare ogni sei mesi. Gli appesantimenti del passato hanno mostrato definitivamente i loro limiti. E hanno rilevato anche come una classe dirigente non si può inventare e la Seconda, Terza, Quarta Repubblica restano parole da riempire con contenuti solidi, veri e non con modesti improvvisatori o giocolieri della parola alle prime armi, del tutto inadeguati, rivestiti, nell’occasione, con l’abito della festa.