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La rabbia degli avvocati nella “giustizia malata”

Opinionista: 

Mascherina, guanti, direttive per bar, ristoranti, parrucchieri, barbieri, lidi estivi, chiese… mai nessuno che seriamente prenda in mano la questione con lo scopo di segnalare il problema della giustizia. A Napoli risulta difficile e pericolosa una ripartenza delle udienze, nelle aule (almeno civili) in quanto non consentirebbe, il distanziamento sociale. Mancano direttive sicure e omogenee,così come invocato anche dal Cnf (che sembra debba a breve incontrare il ministro dopo aver sentito i CoA di tutta l’italia. L’Avvocatura oramai distrutta ed affondata – e che ha dimostrato l’inconsistenza ed il prefallimento da sovraindebitamento con il 70% di colleghi – che hanno chiesto il sostegno dei 600 euro mensili (indice chiaro della situazione)chiede per non aggiungere tragedia economica a tragedia contaminazione Covid-9 di controllare il rispetto della Costituzione per quanto riguarda il diritto alla Salute. Viviamo già in condizione acclarata di grave sofferenza professionale ed economica che ha visto le udienze previste per maggio, giugno e luglio subire lunghi rinvii (a tutela della salute dei magistrati) ma ora il nostro problema è che oltre il dramma economico ci si venga esposti al possibile contagio da ordinario sovraffollamento (il Tribunale di Napoli è il più grande d’Italia con 170mila metri quadrati di ambienti su tre torri da 26 piani + 10 ascensori da 20 posti). Il pericolo, e l’atroce sospetto, è che la società voglia tagliar il mondo dell’Avvocatura oltre che con l’affossamento economico anche con una possibilità concreto di contagi per farne uno sfoltimento naturale. L’avvocato non guadagna affatto dall’apertura del Tribunale anzi, da questo ha solo un esborso di spese, non ha alcun guadagno diretto dall’entrare ed uscire dalle cancellerie, in un peregrinare sconfortante, ma chiede che la riapertura del palazzo di giustizia dopo il lockdown sia nel rispetto delle regole certe e precise. È inconcepibile che le norme per la sicurezza emanate da Governo e Regione diano una persona per negozio di 40 mq, un metro di distanza al ristorante e prenotazione, persino in chiesa, sanificazioni giornaliere e pulizia dei condizionatori fissi, e poi nel tribunale... tutto in fumo. Si va dal penale al civile avanti e indietro come anime in pena. Magistrati, cancellieri, ufficiali giudiziari (a stipendio pieno) si tutelano a casa per la salute e per accedere alle cancellerie e consultare i fascicoli, occorre prenotare un appuntamento telefonico, ma quasi mai rispondono perché con organico ridotto, contingentato ed insufficiente a gestire l’attività. La macchina giudiziaria se non è in grado di dare certezza sulla sanificazione sicura degli ambienti e secondo i parametri regionali del dettato emergenza non affatto terminata ma solo in curva di contagio diminuita, forse conviene che rinvii l’apertura a data da destinarsi dopo il vero fine contagi.