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La Regione fa Cinquanta: lunga storia di delusioni

Opinionista: 

Uno schiaffo e un sottoscala di Palazzo Reale. Non mancarono scalpore e sconcerto a Napoli, dopo il 7 giugno del 1970, quando prese avvio la neonata istituzione regionale. I 60 consiglieri eletti - che subito si autoproclamarono “onorevoli” equiparandosi ai deputati di Montecitorio - vennero convocati nella sala di santa Maria La Nova (sede in uso alla Provincia), per il “solenne insediamento”. Era naturale, quasi doveroso, cogliere la particolarità della giornata. ”La democrazia si rafforza, lo Stato si avvicina ancora di più ai cittadini”, si pensava. Il prefetto di Napoli, Francesco Bilancia, è presente come Commissario di Governo.

*** PRIMO ATTO. Occorre affidare la Presidenza al consigliere più anziano: tocca a Giuseppe Onofaro, con un passato di colonnello, ora esponente Msi. Segretari i consiglieri più giovani, Antonio Gava e Ortensio Zecchino. Mancando un regolamento, si discute su come procedere. Il colonnello dice la sua, forse con tono un po’ imperioso. Protesta Roberto Virtuoso, dc salernitano. Non finisce però di parlare che il presidente protempore lascia il seggio, gli si avventa contro e gli molla un ceffone. Scompiglio generale e intervento della forza pubblica. Certo: quello schiaffo non fu come quello che, nella cattedrale di Anagni, papa Bonifacio ottavo ricevette da due emissari del re di Francia. Ma, fatte le debite proporzioni, ce n’era anche qui di che sgranare gli occhi….

*** UN LEONE IN CAMPO. Dal voto del 7 giugno escono due Campanie, tra loro molto diverse per storia, territorio, scelte politiche. Da una parte la fascia costiera da Sessa Aurunca a Sapri, dall’altra la “Campania senza mare” ai piedi o arroccata sulla dorsale appenninica. Manlio Rossi Doria, economista della facoltà di Agraria di Portici, aveva parlato, in modo calzante, di “polpa e osso”. Differenze inconciliabili sul piano politico con la Democrazia cristiana partito egemone ma, al suo interno, irrimediabilmente divisa fra il dominio di Antonio Gava (fascia costiera) e di Ciriaco De Mita (zone interne). Di qua una paurosa densità abitativa, di là il progressivo svuotamento che dette vita alla “rivolta del contado”. Solo dopo 6 mesi di “braccio di ferro” tra i due contendenti, si arrivò alla nomina dei vertici: Galileo Barbirotti, socialista, presidente del Consiglio (fino ad allora Gava lo era stato provvisoriamente), Carlo Leone - dc, fratello di Giovanni -presidente della Giunta.

*** UN AVVIO NEL VUOTO. Per 2 anni la Regione è esistita solo di nome. Per il resto, un fantasma: niente sede, uffici, personale. Carlo Leone, docente di Diritto processuale civile, allargava le braccia sconsolato. ”Nessuno sapeva dove collocarci. Per diverse settimane, prima di approdare a Santa Lucia, siamo stati ospitati in uno stanzone che mi sembrava un sottoscala di Palazzo Reale. È lì che abbiamo messo mano alla elaborazione dello Statuto”. A Roma del resto (Governo e Parlamento) non andava meglio: poiché non c’era stato sufficiente dibattito sul “perché con tanta fretta dovevano nascere le Regioni”, ci vollero 2 anni (il famoso-famigerato “biennio bianco”) per fissare sulla carta competenze e obiettivi delle neonate istituzioni.

*** STUDI DISATTESI. La prima metà degli anni Sessanta (boom economico), è stata caratterizzata, nel nostro Paese, da notevole spirito riformatore. Si pensava di poter regolamentare lo sviluppo sottraendolo alla dannosa pratica dello “spontaneismo”. Nascono così, nel 1965, i Comitati regionali per la Programmazione economica (ministro di riferimento Giovanni Pieraccini). Il Comitato campano, presieduto da Vittorio Cascetta (il figlio Ennio sarà, anni dopo, attivo assessore regionale), si riunisce nel parlamentino della Camera di Commercio (piazza Borsa). Un ampio di battito in cui i partiti cedono il passo alle scuole di pensiero. Si arriva ai due Piani fondamentali: per l’assetto del territorio e per l’economica. Tutto finirà in polverosi armadi.

*** MEZZO SECOLO. Per festeggiarlo servirebbe un bel convegno con titolo: ”Troviamo una ragione perché in Campania debba esserci la Regione”.