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L’arcivescovo Battaglia e il sangue di San Gennaro

Opinionista: 

In quanto napoletano straniero, percepisco la mia città per scelta in un modo più obiettivo di quelli che ci sono nati. Per la seconda volta, è l’attualità ad ispirare la mia rubrica. Si tratta dell’omelia dell’arcivescovo di Napoli, Monsignor Battaglia, recitata in occasione della cerimonia per la liquefazione del sangue di San Gennaro. Precisiamo prima alcuni punti che descrivono il contesto della cerimonia, già particolare prima ancora del suo discorso, perché ci possono aiutare nella comprensione: - Quando don Mimmo ha aperto la teca contenente l’ampolla, il sangue già ribolliva impetuoso. La folla era entusiasta della rapidità con cui si è compiuto il miracolo, che la stampa ha definito come: “un miracolo sprint”, leggendoci un segnale di buon augurio il fatto che il santo non abbia avuto dubbi nel benedire la città. Ne concludo io che, se il trucco c’è, l’arcivescovo non ne è coinvolto personalmente. - Da direttive dell’arcivescovo, il posto più importante nella cappella del santo era riservato quest’anno al popolo, mentre uno spazio più ristretto alle autorità. Un piccolo imbarazzo si è anche verificato quando Emanuele Filiberto di Savoia si è dovuto accontentare solo della terza fila, malgrado l’intercessione della nobiltà napoletana che ne reclamava la prima fila, per solidarietà con lui per via del sangue blu. - L’elemento da considerare per capire appieno la portata dell’omelia di Monsignor Battaglia, riguarda la personalità stessa dell’arcivescovo. È un prete di strada, con movenze da papa, al punto tale da meritarsi il soprannome di “Bergoglio del Sud”. È dunque dalla parte del popolo e dei diseredati, in linea con la Chiesa… dell’America del Sud. - Infine, sono costretto a citare la morte del giovane musicista di 24 anni pugnalato a piazza Municipio qualche settimana prima del miracolo. Ma si è trattato più dell’occasione che della motivazione dell’omelia! - Sin dalla prima frase l’arcivescovo colpisce duro nel fervore popolare, come in un punching ball: “Credo che il vero miracolo si realizzerà il giorno in cui questo sangue sarà per sempre duro, compatto coagulato”. Si è subito pensato alla similitudine con l’uccisione del giovane ragazzo, ovvero il riferimento al suo sangue versato in strada, che gli è costata la vita. Ma ci leggo anche un altro aspetto. Penso che l’arcivescovo abbia voluto dire che la scaramanzia, così come il gioco del lotto, l’ignoranza, e la criminalità organizzata, tutto contribuisce a far rimanere i meno fortunati in uno stato di bisogno e di assoggettamento. Per lui “è il Vangelo, piuttosto che questi falsi miti, l’unica cosa capace di accendere la luce nel cuore degli esseri umani”. -Piu avanti, fa riferimento alla nozione di bene comune e di comunità, che fanno tanto difetto a Napoli, dove ognuno pensa a sé e ai propri interessi. Parla di “costruire dei ponti tra le classi sociali invece di alzare muri, che qui sono più alti che in altre città”. - Insiste anche sulla necessità di un maggior aiuto sociale per coloro che cercano lavoro a che non siano più considerati dei meri numeri, affinché la nostra gioventù non sia più costretta a partire per trovare un lavoro che li gratifichi. - Infine, ha parlato della violenza a Napoli e delle mille tragedie che porta con sé, ed anche dell’istruzione che fa ancora difetto malgrado le intenzioni e le dichiarazioni del mondo politico. In conclusione, un messaggio sociale, in totale contrapposizione con il posto che la Chiesa ha sempre occupato nella città di Napoli. Lungo la sua storia è stata accanto alle classi conservatrici, nonostante la carità elargita ai poveri, come a piccoli bambini mantenuti nella fanciullezza. Ed in particolare il suo ruolo reazionario al momento delle insurrezioni. Durante la restaurazione di Ferdinando IV, divenuto poi Ferdinando I, la Chiesa riottenne tutti i suoi privilegi persi durante il regno di Gioacchino Murat, il solo sovrano di Napoli che si preoccupò realmente del popolo, visto che lui non discendeva dalla nobiltà napoletana né dell’impero spagnolo. La Chiesa napoletana è anche sempre stata sul versante opposto al voto di povertà del Papa. Gli introiti della Chiesa nel 18simo secolo erano equivalenti al budget dell’intero regno. I magnifici conventi disseminati nella città ne testimoniano la ricchezza, a dispetto dei bassi che erano fino a pochi anni fa, una fonte di epidemia oltre ad essere motivo di vergogna. Il messaggio di fondo dell’omelia dell’arcivescovo è il forte richiamo ad una Chiesa che si schieri dalla parte del popolo. Un segno positivo per gli anni a venire. … Anche se il sangue non dovesse più liquefarsi!