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L’assurda giustizia di leggi senz’anima

Opinionista: 

Pronunciamo con diffuso compiacimento l’espressione “per amore della giustizia”, riempiamo orgogliosi pensiero e discorsi di tali parole, ma la verità è che la giustizia non ha sentimenti, non ha amore, se non per quella serie infinita e pedissequa, spesso iniqua, di norme e codicilli, che rendono rigogliosi i profitti degli studi legali e offrono una surreale aura di "santità" ai suoi sacerdoti pagani ed elitari. La giustizia non conosce amore, perché se così fosse, la prima conseguenza sarebbe una concessione alla carità, alla misericordia, e secondo i canoni liturgici di questa specie di fede politeistica - la legge non è unica per tutti! - le sue azioni devono produrre sentenze asettiche, appropriate e soprattutto rispettando le norme in vigore, che poi risultino anche giuste, in senso etico, è secondario. Mentre assurge in prima pagina il caso dei "genitori nonni" che si vedono riconosciuto dopo 6 anni di battaglia il diritto a riavere la propria figlia avuta dalla madre a 57 anni, sono passati quasi sotto silenzio altre 2 notizie: quella di una donna a cui è stato negato il desiderio di una gravidanza perché affetta da un cancro al seno, e quella di una coppia di affidatari, che si sono visti privare di due bimbe dopo 4 anni di accudimento e amore, a causa dell'adozione di costoro ottenuta da due famiglie differenti, che di fatto le separeranno per sempre, solo perché la coppia affidataria aveva presentato la domanda d'adozione dopo la scadenza dei termini previsti dalla legge! Ancora una volta, l'onorevole Marzano, "chiosa" sulla speciosità della norma, sull'indiscutibile dubbio esistenziale di divenire genitori in età "anziana", sull'instabilità emotiva di bambini sballottati da un genitore ad altri, ma pur riconoscendo l'assurdità della presunta idoneità "ex lege", non menziona la pari drammaticità degli altri 2 casi; forse perché i genitori- nonni fanno più audience e smuovono meglio le farraginose acque della tempesta liberistica e libertaria che si agita sull'attuale diritto matrimoniale. Si è bene attenti a non prendere in considerazione il concetto di adozione per coppie omosessuali, perché è "legittimo il desiderio di amore di costoro" e quindi acquistare un utero in affitto per un bambino da allevare come figlio, ma non si riconosce che se l'amore non ha sesso, innanzitutto non ha età, e si è disposti a sacrificare tutto per amore, anche il tempo minimo ma essenziale, della propria esistenza terminale, specialmente se si è dovuto rinunciare alla gravidanza per sottoporsi a cure chemioterapiche per fermare quel mostro nero che ci consuma dentro. In questa magistratura che continua a sconfessare le proprie sentenze, leggiamo il limite della nostra società sconnessa, ondivaga e strafottente, perché confusa dalla mancanza dell'unica certezza che può "calmierare" il nostro diffuso senso di sfiducia nella legge, troppo superficiale e permissiva in casi di ambigua contiguità politico ed economica, quanto forcaiola, intransigente e manichea in casi che richiederebbero un'attenzione più vicina alle esigenze umane, alla profonda lacerazione affettiva che spesso si causa ai "fruitori di essa" più sensibili ed esposti, i bambini: espressione indelebile dei nostri sogni, dei giochi perduti, dei sorrisi innocenti, della primavera della nostra vita e come eravamo. Si perdono due bambine profondamente amate, perché i famosi termini di legge rappresentano i paletti etici e pratici che limitano il sopravvivere di una società controllata e monitorata, eludibili però ogni qualvolta che ci imbattiamo nell'impiegato o dirigente di turno, propenso ad un "gesto di elastica umanità" dietro un generoso e disinteressato "riconoscimento", per non parlare poi delle note "scadenze dei termini" che consentono a pericolosi criminali, capobanda ed assassini, di uscire indisturbati dalle patrie galere e reiterare i loro crimini... Come nel caso della coppia anziana, quanto può essere valutato il tempo pregnante di affetto, amore e reciproco godimento concesso ad una madre malata di cancro? Un giorno, una settimana, un mese, un anno? È un attimo infinito della propria vita, che riempirà per sempre l'anima di due o più esseri umani e perciò perfetti nella loro sinfonia di sentimenti, dolori, esaltazione, ricordi e morte. Forse la spiegazione della differenza sostanziale fra giustizia e legge è non solo nel fine inverso che i due concetti si pongono, ma nella differente capacità di lettura che gli orchestrali hanno del loro spartito: e quando la musica viene interpretata senz'anima e amore, ne consegue solo una stesura tecnica, letterale ma sconclusionata, disarmonica e stonata, che non arreca gioia ma infinito dolore.