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Le parole e i numeri che dividono il Paese

Opinionista: 

Se è proprio nei momenti di maggiore tensione sociale che occorrono nervi saldi e responsabilità di giudizio, ebbene: non pochi - virologi, opinionisti, politici - sono venuti meno a questa fondamentale regola di “garanzia”. Mania di protagonismo e ricerca spasmodica di visibilità a tutti i costi, incapacità di tenere a freno il “bastian contrario” che è il demone di troppi? Si vede che, intorno a noi, agisce ancora poco l’insegnamento di Buddha (Siddhartha Gautama), secondo il quale “prima di parlare è meglio chiedersi se ciò che si vuole dire è meglio, o no, del silenzio”. Lo sviluppo delle Scienze neurologiche raccomanda da tempo di assicurarsi, prima di parlare, che il cervello sia inserito. ”Io, speriamo che me la cavo”, direbbe adesso, di fronte a tanta Babele, ogni bambino di Arzano visto che il coronavirus non sembra proprio ridotto da “tigre aggressiva” a “gattino inoffensivo”, come parte della sanità pubblica e privata vorrebbe far credere.

*** TRAPPOLA LESSICALE PER VITTORIO FELTRI. Vi è incorso il direttore di “Libero” al quale bisogna ricordare quanto scrisse Pietro Metastasio: ”Voce dal sen fuggita, più richiamar non vale; non si trattien lo strale, quando dall’arco uscì” (nell’antica Roma, Orazio aveva avvertito che “la parola detta non sa tornare indietro”).Opinionista “spuntuto” e privo di autocontrollo, Feltri si lascia scappare questa domanda: perché dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori”. Ogni arrampicata sugli specchi non è valsa a raddrizzare un distorto “presunto pensiero”. Feltri entra così, “ad honorem”, nello Sciocchezzaio (epopea della stupidità culturale) di Gustave Flaubert, il famoso autore di “Madame Bovary”. Degne di miglior causa, peraltro, le sdegnate reazioni, con denuncia penale per istigazione all’odio, di Maurizio De Giovanni e di Sandro Ruotolo nella veste di neo senatore.

*** SCIVOLATA PER BEPPE SALA. Se il sindaco di Milano voleva dare un altro colpo all’unità nazionale, malauguratamente c’è quasi riuscito. Ad un certo punto afferma di ritenere “sbagliato che un dipendente pubblico, a parità di ruolo, guadagni gli stessi soldi a Milano e a Reggio Calabria perché in queste due realtà il costo della vita è diverso”. A parte il fatto che quando il carovita infuria (pandemia prima e dopo), non risparmia nessuno, significa qualcosa, o no, che il reddito medio di un lombardo arrivi a 22,9 mila euro e nella Provincia autonoma di Bolzano superi i 26 mila, mentre quello di un meridionale a stento arriva a 14 mila? In realtà, la richiesta dell’autonomia differenziata potrebbe nascondere un “nostalgico” ritorno alle “gabbie salariali” (retribuzioni calcolate per zone secondo il costo della vita), che tennero diviso il Paese dal 1954 al 1969.Furono eliminate quando imprenditori e lavoratori compresero che le gabbie “ingabbiavano” lo sviluppo di tutte le venti Regioni. Una ripresa dell’economia si ebbe, invece, con la “politica dei redditi” (controllo dell’inflazione e della spesa pubblica con giusto equilibrio tra salari e margini di profitto). Questa la scelta dell’Europa che trovò, nei Governi italiani, un convinto sostenitore nel meridionale e appassionato meridionalista Ugo La Malfa.

*** I NUMERI FONDAMENTO DELLA REPUBBLICA. La scritta, quasi un’epigrafe, campeggia sul palazzo dell’Istat in via Cesare Balbo a Roma. Da quella sede viene la periodica “fotografia” della disuguale distribuzione delle risorse finanziarie fra Nord e Sud (sanità, scuola, trasporti, investimenti, presenza dello Stato per quantità e qualità). Alle regioni meridionali arriva sempre meno per quello che rappresentano, a cominciare dalla quantità abitativa (anche la riserva del 34 per cento, a carico di ogni Ministero, non ha mai avuto attuazione). Le quotidiane rilevazioni ci mostrano che la crisi del coronavirus sta duramente mordendo il Sud ormai al limite della sopravvivenza. La Svimez (presidente Adriano Giannòla e direttore Luca Bianchi pregevoli economisti), non smette di avvertire che “il Nord cresce solo se si esce tutti dal sottosviluppo incalzante”.

*** PER FELTRI E SALA, MA NON SOLO. La saggezza popolare richiama alla prudenza quando ricorda che “il gallo, prima di cantare, batte sempre le ali tre volte”.