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Le rapide della crisi, accerchiando Conte

Opinionista: 

Tra le rapide della crisi, una serie di detriti che condizioneranno inevitabilmente la navigazione di questi giorni. Dimentichiamoci, innanzitutto, il ricorso alle urne. Sotto qualsiasi latitudine, in qualsiasi partito nessuno le vuole. Pandemia ed economia, titoli di testa di questo fronte confuso, fanno su questo piano rima con alchimia, da recuperare a tutti i costi e in tutti i sensi. Anche perché la diminuzione dei parlamentari condiziona ogni scelta. L’esploratore Fico si muove dentro un alveo stretto. Provare a tracciare scampoli di un programma comune, rimandando a domani i termini del confronto sui nomi. Nel frattempo, ha già incassato l’ appoggio al Conte–ter da 5 Stelle, Pd, Leu e dai cosiddetti Europeisti ma, soprattutto, la generica disponibilità a non opporsi da parte di Renzi. Insomma, tutto ruota, ancora una volta, attorno alle richieste del senatore toscano. Se saranno soddisfatte, Conte ritorna a Palazzo Chigi. Altrimenti, si punterà su altri nomi : Carlo Cottarelli, Ignazio Visco, Maria Cartabia. Sarebbero le ultime carte nelle mani di Mattarella. Ma, al momento, sono solo ipotesi. Conte ha fatto i suoi errori. Ha creduto di poter fare a meno di Renzi e dei voti di Italia Viva in Senato. Ha pensato erroneamente di sostituirli con il voto dei responsabili. Qualcuno lo ha consigliato male. E, adesso, rincorre disperatamente una sua riconferma, condizionata dal senatore toscano che passa all’ incasso e prova a dettare le sue regole. Scontato che il tavolo di maggioranza, in larga parte, le accetterà, non avendo solide alternative. Mes, Recovery Plan, Infrastrutture, Giustizia, Vaccini e gestione del Covid, questi i nodi principali da sciogliere in chiave programmatica. Ma poi la battaglia si concentrerà sui nomi e non sono escluse sorprese. Non è facile guardare nella sfera di vetro ma ci proviamo. Italia Viva apre il fuoco incrociato sul ministro dell’Economia, Gualtieri, ma è tempo perso. Su questo delicatissimo dicastero ha sempre deciso il Quirinale (leggi in un recente passato Tria) e la benedizione recente del presidente di Confindustria, Bonomi, vale più di qualsiasi passaporto. Rischia apertamente Alfonso Bonafede, ministro di Grazia e Giustizia con accenti troppo giustizialisti. Lo potrebbe sostituire Paola Severino, già responsabile del settore, o, all’occorrenza, lo stesso Andrea Orlando. Altra partita delicatissima si apre sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Conte pagherà pegno e verrà probabilmente accerchiato. Lo farà il Pd attraverso i nomi di Bettini od Orlando (difficile pensare a Patuanelli, giustamente fuori dai giochi l’ inconsistente Fraccaro). Ma, soprattutto, ci sarà un aumento dei poteri di controllo sul premier e delega piena sul Recovery. Poi, dai boatos, Del Rio alle Infrastrutture, Speranza confermato alla Sanità, Franceschini ai Beni Culturali ma ha solo l’imbarazzo della scelta, Catalfo fuori dal Lavoro, Difesa a Italia Viva. Il resto sarà materia del contendere. Fico proverà a svolgere dignitosamente il suo compito, lasciando poi ad altri il testimone. Se tutto andasse per il verso giusto, potrebbe qualificare la sua futura candidatura a Sindaco di Napoli. Tra gli scaffali della mente, la sua ultima corsa a Palazzo San Giacomo del 2011. Ma quella è un’altra storia.