Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Legge statale e morale: la disputa si riaccende

Opinionista: 

Merita qualche riflessione, al di là del contingente, la vicenda della Sea-Watch, la nave giunta a Lampedusa con un carico di migranti, al centro di un duro scontro tra la capitana Carola Rackete e il nostro ministro degli Interni Matteo Salvini. Il "caso" che ha diviso in due gli italiani, ha tenuto banco nelle prime pagine dei giornali non solo del nostro Paese, quasi si trattasse di una sfida di carattere sportivo (e alla quale neppure chi scrive è riuscito a sottrarsi). Insomma: sei per Coppi o per Bartali? Per la Roma o per la Lazio? Per Carola o per Matteo? Esso pone in realtà, tuttavia, un antico e irrisolto problema: quello di stabilire chi debba prevalere quando, come è accaduto a Lampedusa, la legge morale e la legge dello Stato entrino in conflitto. È fuor di dubbio che tutti i cittadini siano tenuti ad attenersi alla legge dello Stato. Se non lo facessero si genererebbe il caos; ognuno si sentirebbe autorizzato ad agire secondo i propri principi e ancor più corretto sarebbe dire secondo i propri interessi e si degenererebbe in una sorta di "relativismo selvaggio". Esistono, tuttavia, una sorta di diritti fondamentali che in qualche misura esulano da quelli previsti dalle leggi dello Stato. E tra questi prevale su tutti il diritto alla vita e all'integrità fisica. Sul tema, a conferma della sua importanza, si sono confrontati, negli ultimi secoli, alcuni tra i maggiori filosofi. Non entriamo, comunque, qui, nel merito delle discussioni che attorno a questo argomento si sono accese. Restiamo all'oggi. È indubbio, peraltro, che la vicenda della Sea-Watch, anche per i suoi numerosi e complessi risvolti si ricollega al rapporto tra legge morale e legge statuale. Il diritto positivo dello Stato italiano sembrerebbe non lasciar dubbi essendo stato stabilito, con il "decreto sicurezza bis", non soltanto che il ministro degli Interni, d'accordo con quelli dei Trasporti e della Difesa, ha il potere di chiudere le acque italiane alle navi che effettuano soccorso in mare a stranieri irregolari. Ma anche che le navi che svolgono queste operazioni di salvataggio, divengano automaticamente colpevoli del reato di traffico di migranti. In sostanza, in tal modo, la legge italiana fa mostra di ignorare la preminenza del diritto alla vita, tant'è che, proprio in riferimento al "decreto sicurezza bis", il 15 maggio scorso, l'Onu ha fatto pervenire al governo italiano una lettera di ben undici pagine nella quale, tra l'altro, si esorta a non dimenticare che il diritto alla vita e il principio del non respingimento, che sono stabiliti dai trattati internazionali, prevalgono sulla legislazione nazionale. La linea seguita dai governanti italiani sembra ispirarsi, invece, ad un diverso principio: quello di non riconoscere allo Stato alcun limite al di fuori di sé. È questo, a ben vedere, il concetto sul quale si basa lo Stato etico che crea esso stesso, la morale e si ritiene unica fonte del diritto. Come la lettura degli eventi storici ampiamente dimostra, lo Stato etico conduce inevitabilmente al totalitarismo. Ecco perché quel che è accaduto a Lampedusa assume dimensioni che vanno al di là del fatto stesso che non può essere archiviato come un semplice episodio.