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L’Europa dopo Brexit, Renzi e il futuro pd

Opinionista: 

Dopo Brexit l'Inghilterra con un voto popolare a cui hanno partecipato oltre il 70% degli aventi diritto e quindi va democraticamente rispettato, ha abbandonato l'Unione Europea e si può dire che la “frittata” è cucinate e propinata ai cittadini europei determinando preoccupazioni, malumori e perché no, paure sul futuro. Ed è anche il caso di ribadire che a nulla valgono i ripensamenti! Certo l'Inghilterra per sottrarsi ad ospitare qualche migliaia di extracomunitari in fuga dai rispettivi Paesi o per sopravvivenza o perché perseguitati politicamente da regimi spietati ha ritenuto di pagare costi, alti, uscendo dalla Comunità Europea. E qui va sciolto, proprio per evitare che i partiti di destra prendano il sopravvento, seguendo l'esempio inglese, il primo nodo. I Paesi europei della Comunità non possono offrire asilo a tutte le migliaia di immigrati e devono limitare ad offrire ospitalità ai soli perseguitati politici rispedendo nelle loro terre coloro che per ragioni diverse hanno optato per i luoghi diversi da dove hanno le radici. Semmai l'Unione europea deve stanziare ed investire in quei Paesi creando così un minimo di benessere e quindi di occupazione scoraggiando avventure che a volte costano la vita con motoscafisti irresponsabili e delinquenti. È, comunque giusto che il capo di governo Cameron abbia rassegnato le dimissioni in quanto il referendum è stato da lui voluto e promesso durante la campagna elettorale di un anno orsono, che lo ha portato alla guida del Regno Unito. Il rischio che ora, obiettivamente si corre è quello che la Germania acquisti maggior peso di quanto ne abbia oggi ed anche per Obama oggi Berlino conta più di Londra.E Renzi deve capirlo. Quindi non dovrà più appiattirsi sulla Merkel ma proporre proprie politiche autonome e progetti, credibilità accettabili. Ma dovrà,Renzi, anche rendersi conto di non forzare più di tanto sulle sue riforme che costerebbero in termini di risorse e di democrazia interna più di quanto si pensi. Ma dovremmo dare anche un consiglio a Renzi. La rottamazione generazionale non ha mai prodotto effetti positivi. Occorre la qualità e l'esperienza per governare. Un tempo nella tanto famigerata prima repubblica la classe dirigente si formava attraverso esperienze nei partiti,nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni e soltanto dopo in Parlamento. Nella Dc, ad esempio, maggior partito di governo nella prima legislatura non si potevano, per regolamento, ricoprire incarichi di governo. E diciamo anche che tanti hanno rinunciato alla professione per dedicarsi alla vita politica. E come li vogliamo chiamare, i politici “di professione”? Non ritengo che sia offensivo. Una cosa è certa, che i governanti non possono essere inventati senza alcuna preparazione ed esperienza. Renzi, nel suo governo ha solo un ministro degno di profondo rispetto Padoan, economista e pur non giovane. In un momento difficile come questo, si appresti a reclutare i ministri e rappresentanti dell'Italia in altri organismi, capaci ed esperti a partire dalla Commissione Europea. Non basta essere espressione della cosiddetta “Leopoldina”. Anche Mussolini privilegiava per compiti di governo le cosiddette “camicie nere della rivoluzione” ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'ultimo consiglio è quello di celebrare rapidamente il Congresso di partito. Mantenere le due cariche di Premier e di segretario di partito non giova prima a lui. Dovrebbe ricordarsi la fine che fece un suo conterraneo certamente con maggiore storie ed esperienza: l'onorevole Fanfani, quando ritenne di poter svolgere la funzione di presidente del Consiglio di segretario della Dc. Fu sfiduciato dal Consiglio nazionale del partito e fu costretto a dimettersi anche dal governo. A volte la storia si ripete!