Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

L’identità strategica? L’ha scelta il popolo

Opinionista: 

Agli inizi di ottobre di un anno fa, in uno dei primi importanti “consulti” sulla grave crisi del post Covid, promosso dalla Confcommercio Campania, dal titolo; “Ripartire dal terziario” si volle da subito indicare la decisiva, rilevante importanza di questo comparto, insomma di un’attiva “terziarizzazione” per una rapida e sicura ripresa. A motivare questa scelta - già in “fieri” - fu anche il timore diffuso e crescente che, secondo gli esperti, in un futuro molto vicino di mesi, almeno 120mila piccole imprese avrebbero potuto cessare l’attività con la perdita di oltre 370mila posti di lavoro”. A causa di emergenze, rese più complesse per la debolezza strutturale della crescita e dei consumi e una eccessiva pressione fiscale, connaturale alla nostra economia. Ragion per cui si chiesero urgenti, interventi strutturali, a cominciare dal cosiddetto “Energy recovery fund”. In quella fase molto influì la consapevolezza che ogni iniziativa non si sarebbe potuta mai più affrontare con i criteri e gli approcci del passato ma diventava indispensabile una coraggiosa e più attenta visione d’insieme nel rileggere e “reintepretare” l’apporto del terziario. Anche e soprattutto alla luce di una serie di cambiamenti previsti, imprevisti, per non dire altro, avvenuti e consentiti da un “permissivismo” da stato di necessita e anche da convenienze. Oltre al terziario - il “tradizionale” - trainante la economia napoletana e quello cosiddetto “avanzato”, della ricerca qualificante, bisognava fare i conti con un “terzo” anomalo in corso, definibile “terziario emergenziale”. Cresciuto a dismisura per una disattenzione istituzionale, un “laissez-faire” amministrativo, spesso generalizzato, nel segno di un domani si vedrà. Che ha creato un grande ingovernabile “guazzabuglio”: proliferazione dei B&B, di case vacanze, oltre ogni sostenibilità, bar, baretti, pub, bistrot, sedie e tavolini sui marciapiedi con chiassosi percorsi notturni della modernizzazione e del divertimento: la popolarissima movida. Insomma da assedio serale a molte aree urbane nevralgiche e conseguenti fenomeni insostenibili di impraticabilità dei luoghi da parte dei residenti, impediti addirittura a rincasare. E di conseguenza causa anche della “gentrificazione”, una sorta di cacciata dei residenti da un luogo da sempre abitato per l’aumento sconsiderato dei fitti e una invivibilità: stuzzicante per un turista, da esaurimento nervoso per chi vi abita. Spesso nelle ricerche scientifiche si lavora per raggiungere obiettivi importanti poi, però, strada facendo se ne scoprono altri, per caso, anche più appaganti e utili seppur con più di qualche spina. La nuova realtà ci presenta più di qualche sorpresa: se il numero delle imprese commerciali al dettaglio a Napoli è rimasto stabile a quota 69mila , le attività di ristorazione sono passate dalle 18.155 del 2018 alle 19.957 del 2022, cioè bar, fast food, friggitorie, rosticcerie, pasticcerie, gelaterie, accanto alla vecchia c’è una nuova realtà. Una realtà convulsa, per una serie di oggettive ragioni legate al disorientamento diffuso della pandemia, che ora più si analizza e più paradossalmente è essa a indicare che la “ identità strategica di Napoli”, su cui da tempo ci si interroga senza dare risposte definitive, è “il turismo, che valorizza le risorse umane, le vocazioni del territorio e lo arricchisce”. Questa vocazione suggerì in anni lontani al comandante Lauro allora sindaco di fare di Bagnoli una “Las Vegas italiana, Bagnoli Futura poi avrebbe dovuto da subito lavorare per un alto profilo turistico molto competitivo ma tutto è rimasto sulla carta. A questo punto con un senso maggiore di concretezza per il bene superiore della collettività, è tempo di armonizzare la preesistenza con il nuovo creato per necessità e bisogni senza sanatoria, né condoni né altre diavolerie. Questo significa necessità. A Napoli si discute da sempre su quale “identità strategica” ci si debba rapportare, in vista del G8, del luglio del 1994, ricordo che se ne discusse a lungo. Oggi la grande sfida dell’amministrazione sta nel recuperare preziose risorse.