Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Lo strabismo di De Luca quando parla di sanità

Opinionista: 

Lo strabismo, lo sapete, è quella malattia per la quale gli occhi di una persona guardano contemporaneamente in direzioni diverse. Penso che Vincenzo De Luca ne venga colpito, consapevolmente, quando, quasi ogni giorno ormai, parla della sanità del Nostro Posto. Lo strabismo di De Luca quando parla di sanitàOspedali che si aprono continuamente, reparti d’eccellenza da tutte le parti, fiumi di concorsi per legioni di nuovi medici e infermieri, interventi miracolosi, straordinarie integrazioni tra pubblico-privato, pazienti che, da altre regioni, corrono a farsi curare nelle nostre strutture. Ricordo ancora quando - era il 17 maggio del 2016 - arrivò a dichiarare a Salerno (naturalmente) che “entro due anni”, attraverso le ricerche finanziate dalla sua amministrazione, si sarebbe scoperto persino il “vaccino” per sconfiggere il tumore. Ora l’ultimo “miracolo”: l’uscita dal commissariamento, frutto delle sue straordinarie doti di manager, che dubbio c’è? E se qualcosina, per sbaglio, finisce sotto l’altro occhio del presidente, lui non ha alcuna esitazione: la colpa è tutta dello “scansafatiche”, dell’“incapace” o persino del “mariuolo” di turno. Che, però, cadrà presto stecchito, fulminato dalla pistola della sceriffo. Insomma, se per Vincenzo De Luca qui in Campania non siamo sul set di “ER - Medici in prima linea”, poco ci manca. Ma poi c’è la sanità che vedono i cittadini, coi propri occhi che, purtroppo per loro, sono sani (ahimè, non per merito dello sceriffo...). E, per descriverla, racconto la vicenda di mia madre novantenne. Qualche tempo fa ha avuto delle fibrillazioni cardiache che, anche alla sua bella età, non sono uno scherzo. E così siamo andati al pronto soccorso di un noto ospedale cittadino. La signora è un “codice giallo”, ci annuncia a un certo punto l’infermiere che ci aveva accolto una mezz’oretta prima. La “prediagnosi” era evidentemente frutto dell’esperienza, perché di medici non se ne erano visti. Ci siamo allora seduti pazientemente ad aspettare il nostro turno, in una sala che non aveva nulla da invidiare ad un treno della Circumvesuviana, altro “vanto” (incompreso dai cittadini) dell’attuale amministrazione. Solo che qui le persone non erano nervose perché stavano arrivando tardi al lavoro, ma perché, per una folla di pazienti di varia gravità, c’erano solo due medici. Insomma, neppure il dottor Kildare ce l’avrebbe potuta fare. Per farvela breve, dopo qualche ora di attesa, ho convinto mia madre ad andare da un cardiologo di fiducia a capire come stava. Io me lo sono potuto permettere, ma chi non può, che fa? Si accontenta delle favolette strabiche? Vi ho raccontato questa storia, in fondo assai banale, sulla sanità campana perché, al netto di responsabilità che sono antiche, trovo che sia inaccettabile, specie per questa politica così maldestra ed incapace, avere anche il coraggio di prendere in giro la gente. Se le cose stanno come stanno - e lo sappiamo tutti - chi governa non deve cercare di raddrizzarle a colpi di balle, ma coi fatti. E i fatti, ad oggi, dicono altro. Dicono che lo sbilancio nei conti per i campani che sono costretti a curarsi in altre regioni costa alle casse della Regione un miliardo di euro l’anno. Testimoniano che mancano circa 2.000 medici e 6.000 infermieri ed ausiliari (ma in questi anni i primari sono aumentati di circa 200 unità). Raccontano di liste d’attesa chilometriche e di malati cronici che guariscono all’improvviso alla fine di ogni anno solo perché non ci sono più i soldi per pagare i centri privati convenzionati che li assistono (e quelli pubblici non esistono proprio). Descrivono il Far West delle aggressioni al personale dei pronto soccorso e delle ambulanze, frutto della delinquenza, ma anche del clima di esasperazione che viene vissuto da tutti. Insomma, dicono che la sanità campana, e quasi mai per colpa del personale, gioca in serie “B” e, con lei, i cittadini del Nostro Posto. Ecco perché ci vuole serietà e impegno, non proclami. Ospedali efficienti per garantire assistenza qualificata e dignitosa, ma destinati ad affrontare soprattutto le patologie complesse. Mentre, per le piccole cose, un intervento di sistema che ridisegni il rapporto cittadino-mutualità, in modo che la medicina di base offra l’ampia gamma dei servizi sanitari ordinari (dall’elettrocardiogramma alle visite) che oggi vengono erogati dalle strutture ospedaliere malamente e a caro prezzo per le finanze pubbliche. Per far questo, la Regione Campania non ha bisogno di un presidente che faccia miracoli, ma che abbia la vista buona....