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Locomotiva Mezzogiorno e macroregione del Sud

Opinionista: 

Non denigra il Sud, anzi. Gli attribuisce le potenzialità per far crescere l'intero Paese e, more solito, la grande stampa (cartacea ed “eterea”) neanche lo vede. L'Associazione Guido Dorso di Napoli e l'Osservatorio Banche Imprese di Bari dell'Alleanza Istituti Meridionalisti (Aim), hanno presentato il documento: «Il Miracolo prossimo venturo dell'Italia? Passa dalla locomotiva Mezzogiorno». La crisi sanitaria prodotta dalla pandemia, si è – come del resto era prevedibile, vista la chiusura totale cui è stato costretto il Paese, per 5 mesi – trasformata nella più pesante crisi finanziaria, dal venerdi nero del 1929 ad oggi. Con il Pil italiano che, secondo l'FmI, è in caduta libera e toccherà il -12,8% nel 2020 e rimbalzo di appena il 6,3% nel 2021; rapporto deficit/Pil: al 12,7% quest'anno e al 7% il prossimo e quello: debito/Pil, che salirà, al 166,1% nel 2020 e calerà al 161,9% nel 2021. Una crisi che mette a rischio, e non poco, il futuro dell'Italia. Tant'è che i consumi nel primo trimestre 2020 sono calati del 6,4% e le piazze cominciano a ribollire per le proteste contro un piano scuola che più che tranquillizzare fa paura; dei metalmeccanici che temono per il posto di lavoro, perché la produzione è crollata del 54%; Hotel e B&B perché il Governo vuole salvare il turismo con i bonus, anticipati dai gestori in cambio di un credito fiscale e Gualtieri ha troppe nomine da fare nelle società pubbliche per occuparsi d'altro. Lo fa da solo, spaccando il governo e impedendogli di pensare al Paese e le “bombe sociali” che aleggiano sul Mezzogiorno, vedi la guerriglia di Mondragone. Eppure, secondo gli estensori dell'analisi – che muove dalle cause che hanno generato la crisi e non nasconde i pericoli - l'Italia ha un'arma segreta per uscire da questa tragedia: la “locomotiva Mezzogiorno”, che può – se Sud e Nord sapranno esserne coprotagonisti – innescare un nuovo miracolo economico. L'obiettivo, ha detto il segretario generale dell'Associazione Guido Dorso e presidente del Comitato Scientifico Obi, Francesco Saverio Coppola, è “realizzare una rivoluzione copernicana nello sviluppo del Sud”e per farlo “dobbiamo puntare su una forte classe dirigente in grado di trasformare il Sud in un motore”. Anche perché, a sentire il direttore generale di Obi, Antonio Corvino, «l'Italia non potrà uscire dal tunnel della bassa produttività, basso sviluppo, bassa. produzione di ricchezza, scarsa coesione e della povertà se non metterà in circolo il Mezzogiorno. Abbiamo enormi risorse e potenzialità in stand-by che attendono di essere messe in circolo, da qui l'idea di trasformarlo in locomotiva». Più che parole, musica, per il Sud. Ma quante volte c'è le siamo sentite ripetere? Quante volte, ci hanno detto che senza il Sud, l'Italia non va da nessuna parte? Tantissime! Ma, quante volte si è veramente operato tenendone conto? Pochissime, anzi mai! Ed è ovvio che se nessuno si preoccupa di trasformarle in fatti concreti, le parole restano tali, e i miracoli diventano calamità e disastri. Ed è proprio quello che è successo per lo strabismo filonordista dei governi che si sono susseguiti, dal 1861 ad oggi, alla guida del Paese. È, però, decisamente inutile, piangere sul latte versato ed è meglio pensare a quello che si può fare per domani, bisogna riconoscere che la proposta è decisamente valida e può funzionare. Ma, se davvero si vuole far ripartire la storica “vaporiera Bayard” (prima locomotiva italiana, costruita nel lontano 1839 a Napoli) e farne, il volano dello sviluppo dell'Italia, è indispensabile dare il via libera all'istituzione della Macroregione Autonoma dell'Italia del Sud. Che gli estensori del progetto, lo vogliano o no - solo se la “locomotiva del Mezzogiorno” avrà come stazione di partenza e centrale operativa la Macroregione meridionale, il prodigio potrà diventare realtà e far crescere il Sud. E non solo l'Italia, al di là del Garigliano. Cosa ne pensano aspiranti governatori e consiglieri meridionali?