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Ma il bello viene adesso

Opinionista: 

Diciamolo subito: più si analizza la vittoria di Vincenzo De Luca a governatore della Campania e più ci si accorge che essa non sarà “rose e fiori”. Destinata com’è, oggi più di ieri e da subito, ad aprire fronti roventi, non solo per il neo eletto ma per tutto il Partito democratico. Questo si dirà che lo si sapeva già. È vero. Altrettanto vero è, però, che a condizionarla ancora di più c’è l’esito nazionale del voto, non sufficientemente gratificante per il Pd renziano. Se certi “ostacoli” nella tornata elettorale della Campania prima erano solo ipotesi dialettiche, ma sempre ipotesi, d’ora in avanti essi cominceranno a presentarsi, in tutta la loro cruda realtà, non facile da sgomberare in un quadro politico e istituzionale molto complesso. Stiamo parlando non solo dell’applicazione della legge Severino, ma anche e soprattutto del verdetto dell’Antimafia sulla “impresentabilità” di De Luca, che pesa come un macigno. Un Renzi con il “vento in poppa”, poteva arrogarsi, come ha fatto fino a qualche giorno fa, ogni potere di decisione e di dire, puntando i piedi a terra, “qui comando io, questa è casa mia”. Ma oggi, ridimensionato com’è, senza la forza di una netta affermazione nazionale, è costretto a una maggiore cautela, se non addirittura, a una retromarcia. Questo si farà molto sentire sulle procedure per l’insediamento di De Luca, già problematiche. Vi fosse stato soltanto l’ostacolo della legge Severino, comunque si sarebbe trovato uno sbocco indolore; la verità è che il verdetto di impresentabilità della Commissione antimafia, è più difficile da aggirare. Renzi su questi temi non può accampare né alibi né attenuanti. Insomma non c’è una via di mezzo. Il premier, prima del voto, ha lanciato la sfida sulla legalità, un eventuale “condono De Luca”, da silenzio-assenso, già stigmatizzato dal Pd nazionale, si ritorcerebbe da subito sulla sua credibilità. E non è finita. In attesa di una serie di passaggi procedurali, sul filo del diritto più sottile, per De Luca stanno per arrivare altri nodi al pettine. L’Unione di Centro, il cui apporto è stato decisivo per la sua vittoria, presto busserà a poltrone: la vera cartina di tornasole per verificare se ci sia stato o meno il patto di potere tra De Luca e De Mita. Staremo a vedere. Intanto va aggiunto che queste elezioni, oltre ad essere caratterizzate da tante anomalie, hanno messo in mostra il potere interdittivo dei “trasformisti”. Ma su ogni altra ragione essa ha confermato che la politica deve essere militanza e vicinanza alla gente: un percorso penalizzante per Caldoro, un galantuomo riservato, non facile, però, sul piano dei meri rapporti umani, sulla “comunicabilità”, intesa come socialità, indispensabile per fare da valore aggiunto a candidature di vertice. Che fa la differenza e si è visto come.