Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Ma quando chiudono i vecchi cantieri?

Opinionista: 

Scatta un nuovo dispositivo di traffico per i lavori della stazione Tribunale della Metropolitana. Alla lettura della notizia provo un senso di disagio. Perché chiamarla Tribunale? Piazza Nicola Amore è distante decine di metri dalla zona del centro antico. Poi capisco: non si tratta dell’ultima stazione del vecchio percorso, ma di una delle più importanti mete della tratta finale, quella che dovrebbe completarsi in zona aeroporto di Capodichino. Tutto bene, dunque? Possiamo essere soddisfatti per l’ennesima dimostrazione che la rete napoletana dei trasporti si sta potenziando? Direi di no. Non ho la vocazione del lamentoso, cerco di guardare al bicchiere mezzo pieno e, anche stavolta, mi compiaccio per il passo in avanti che si fa sulla strada della crescente autonomia del cittadino dal mezzo privato. Viva bus e metro, abbasso le auto! Suonate le campane, tuttavia, restano i cantieri. E le incognite. Quando sarà completata l’ultima stazione del tracciato originario, quella dei “Quattro Palazzi”? È possibile che questa di piazza Amore continui a caratterizzarsi come il Godot di Beckett, nel caso specifico non una persona ma una struttura che non arriva mai, lasciando in perenne attesa chi dovrebbe beneficiarne? Faccio parte dei potenziali utenti della stazione, e quindi sconto più di altri lo stupore, misto a un pizzico di stizza, con cui di volta in volta ho letto di scadenze protrattesi nel tempo. C’è qualcuno, al Comune di Napoli o alla Società che coordina i lavori della linea 1, in grado di dare una risposta definitiva a questo apparentemente banale quesito: in quale mese di quale anno si ‘scioglierà la gloria’? Non è solo questione di piazza Amore. Basta dare uno sguardo a piazza Municipio per capire che, pur essendo in funzione la linea, il progetto nella sua completezza è ancora distante dall’essere ultimato. Se poi si dà un’occhiata a piazza Garibaldi, si ha l’impressione di un sito diviso in due. A est il ‘recinto’ della metropolitana nuova, sul lato sinistro un bailamme di auto, bancarelle, percorsi stretti quanto pericolosi, in cui la dimensione dell’incompiuto, del provvisorio, è così forte da sublimarsi in una simbiosi esistenziale. Attraversare quella piazza è una scommessa, guai a distrarsi se vuoi portare a casa la pellaccia. Signori, forse in questa città abbiamo fatto qualche progresso: meno immondizia, più turisti, e le due cose sono poi due facce della stessa medaglia. Ma, diavolo, diamoci da fare ad ogni livello per rispettare maggiormente lo stakeholder principale: il cittadino!