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Mattarella e una certa idea della nostra Italia

Opinionista: 

Quando Sergio Mattarella fu eletto al Quirinale, nel febbraio del 2015, molti osservatori scrissero che l’Italia aveva un presidente che non le assomigliava. Tanto sobrio, riservato e misurato il nuovo Capo dello Stato, quanto esagerato, rumoroso e spesso sopra le righe il Paese. In un mondo, quello politico, in cui mostrarsi conta sopra ogni altra cosa, il nuovo Presidente sembrò l’incarnazione di uno stile esistenziale ispirato all’epicureo “vivere nascosto” come regola etica e disciplina di vita. Fu quasi inevitabile contrapporre un uomo responsabile, ieratico e autorevole, fermo e composto, schivo e quieto a molti suoi connazionali maleducati e arroganti, furbi e indifferenti, individualisti e dimentichi di ogni solidarietà. Ma sin dal suo discorso di insediamento, rivolgendo il suo primo pensiero “alle difficoltà e alle speranze dei cittadini” Mattarella mostrò di avere piena coscienza del fatto che c’è un'Italia onesta e operosa che attendeva di essere rappresentata e, ancor prima, ascoltata, insomma "una certa idea dell'Italia" per dirla con Piero Gobetti. Il Paese dei disoccupati, dei cassintegrati, dei giovani universitari, degli studenti, dei precari, dei pensionati, dei docenti, l’umanità delle periferie sociali, resa ancora più fragile dalla crisi e che sembrava aver perso anche la capacità e la voglia di sperare. Ecco perché quando, nell’emergenza Coronavirus, è venuta alla luce l’Italia delle migliori e nascoste virtù civili, il Paese ha capito che sul Colle c’è un uomo in profonda e totale sintonia con le radici profonde della Nazione, in cui riconoscersi e a cui guardare. Il Quirinale è un faro e il suo “guardiano”, vigile e saggio, dirige la luce nella notte.