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Mondragone, si rischia uno scontro esplosivo

Opinionista: 

Ciò che è avvenuto e sta avvenendo a Mondragone non va preso sottogamba. Potrebbe essere – e ci auguriamo che non avvenga – la miccia che fa esplodere lo scontro tra stranieri, per lo più braccianti pagati con somme irrisorie, e residenti. Da quel che hanno riportato le cronache la scintilla è scoccata per colpa di comportamenti provocatori da una parte e dall’altra, anche se vi è una oggettiva differenza tra i bulgari che provocatoriamente passeggiano intorno ai palazzi in cui sono ospitati e vere e proprie bande criminali che hanno lanciato bombe incendiare distruggendo un furgone bulgaro e danneggiando numerose vetture di cittadini bulgari. In questo quadro di tensione per il momento contenuta, si registra l’avvio dello screening di massa al quale si stanno disciplinatamente sottoponendo gli abitanti del paese e che ci diranno se il contagio è restato circoscritto nell’ambito della comunità bulgara o se si è esteso alla popolazione. Nel frattempo Salvini annuncia la sua visita a Mondragone per mobilitare la piazza che sarà, facile previsione, fronteggiata dalle organizzazioni e dai movimenti antifascisti. Se questo è il quadro che si prospetta si presume ragionevolmente che le autorità, il ministro degli interni e la prefettura, vieteranno ogni assembramento. Abbiamo così scoperto che non esiste soltanto Rosarno o i tanti luoghi di ciò che ancora resta dell’agricoltura italiana dove a migliaia lavorano sfruttati per pochi euro immigrati spesso clandestini, a differenza dei bulgari anch’essi pagati una miseria, ma cittadini europei a tutti gli effetti. Siamo dinanzi – come ha sostenuto di recente don Antonio Manganiello ma anche il vescovo Monsignor Piazza – al fallimento dello Stato e degli enti locali ed anche delle forze politiche e sociali, e si adotta la solita scorciatoia che dà adito alla più becera propaganda razzista e xenofoba, spesso alimentata, sono ancora parole dell’alto prelato, dalla camorra. Forse molti dimenticano, come giustamente osserva don Manganiello, che a pochi chilometri da Mondragone esiste l’enclave di Villa Literno dove lavorano circa 20mila braccianti extracomunitari. Sono anni che assistiamo al torpore delle forze politiche e dei vari governi succedutesi di destra o di sinistra che fossero, che non hanno provveduto al riconoscimento giuridico del diritto di cittadinanza per chi lavora, che significherebbe non soltanto conquistare i diritti sindacali e sociali, ma anche il riconoscimento della loro umanità sottratta alla vergognosa tratta degli schiavi del 2000: la camorra e le sue diramazioni pugliesi e calabresi. Non sono credente, ma guardo con rispetto e riconoscenza all’opera che la Chiesa e i suoi sacerdoti, i suoi Vescovi, il suo Papa hanno fatto e stanno facendo a favore degli immigrati. Ma non per sostituirsi alla politica e alle sue decisioni. Quanto ancora bisognerà aspettare per approvare il disegno di legge proposto già a maggio dalla ministra Bellanova e cioè regolarizzare subito I braccianti che lavorano a nero nei nostri campi e badanti, donne che stanno nelle nostre famiglie anch’esse in nero? Lascio ancora, per finire, la parola al Vescovo Piazza: “Temo che gli eventi di questi giorni facciano emergere solo i contrasti e le difficoltà nella convivenza tra due comunità, senza indicare invece una prospettiva che abbia due obiettivi. Uno immediato: affrontare e risolvere l’emergenza sanitaria (…) Però poi bisognerà trovare una soluzione che consenta di superare il disagio sociale e aiutare questa comunità ad integrarsi”.