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Napoli e Maradona: è rimasto solo il mito

Opinionista: 

Diego Armando Maradona compie 60 anni. Non ripeterò qui né le gesta, né i problemi che Diego visse, “coperto” sempre dall’affetto e dalla passione dei Napoletani. Non ricorderò neppure lo scoramento, la delusione, il dolore vero quando cadde il “velo” e la sua fuga notturna disse del suo dramma e della sua schiavitù dalla droga. Al netto dei particolari di notti folli, di fotografie imbarazzanti, di testimonianze e frequentazioni non sempre edificanti, delle numerose assenze agli allenamenti o del clamoroso episodio di Mosca, il tempo ha fatto il suo “dovere” e di Maradona è rimasto solo il mito. Fino a portargli in dono la Cittadinanza onoraria di Napoli ed il prestigioso palcoscenico del Teatro di San Carlo. A me piace ricordare un altro Maradona, di cui è testimonianza una fotografia, che conservo fra le più care. Una fotografia ed una piccola storia che non sono riuscite a “bucare” l’interesse della grande stampa. A prescindere da quelle dei trionfi sportivi, mi piace mettere a “confronto” due ricordi di Diego nel “privato”: l’uno, prima nel tempo, fra i ragazzi del carcere minorile Filangieri, e l’altro nel bagno dorato e di pessimo gusto con esponenti di spicco della criminalità organizzata. Quando Maradona arrivò al San Paolo, gremito ed impazzito, perché Maradona era già “megl’ ‘e Pelé”, il Napoli ospitò lui ed il suo piccolo clan, del quale ricordo il suo procuratore, ora tragicamente scomparso, Jorge Cyterszpiler, all’hotel Royal. Lì, sotto l’amichevole “protezione” del Cavalier Nino Naldi, alloggiavo anche io, allora Presidente della Provincia di Napoli. Erano 1984-1985. Nella mia qualità fui investito dall’allora Direttore delle carceri minorili di Nisida e Filangieri, Luciano Sommella, di una proposta, che ritenni intelligente e positiva: assegnare risorse economiche alle botteghe artigiane che avessero assunto i ragazzi che uscivano da quelle carceri. In quel tempo quei ragazzi sventurati erano diventati “popolari” per merito del grande Eduardo De Filippo, che era andato anche a far loro visita ed aveva denunciato la loro triste condizione. Accolsi quella proposta, la dotai di una cifra consistente e la proposi alla Giunta della Provincia, che la approvò. Ero consapevole che si trattava di una goccia, in quel mare di problemi di una città ancora ferita dal terremoto. Pur tuttavia una goccia che voleva essere un segnale per alimentare la speranza in quei ragazzi. Con Diego ed i suoi amici quasi ogni sera ci salutavamo e scambiavamo qualche commento sui fatti di attualità. Magari davanti ad un caffè. Data quella cordialità, volli coinvolgere Diego in questa piccola storia, che gli raccontai, proponedogli di andare al Filangieri ad incontrare quei ragazzi. Gli dissi: portiamo una speranza con la delibera e regaliamo qualche ora di entusiasmo con la tua presenza. Maradona mi disse: vengo ad una condizione, che io subito accettai, che tu non lo dica alla stampa. Anche questo era Diego! Concordai con Luciano Sommella il giorno e l’ora e con Diego mi recai al carcere Filangieri. Una esperienza toccante ed indimenticabile, che ricordo tra le cose belle che mi sono capitate nella vita. Non so dove sono, quale destino la vita ha riservato a quei ragazzi, che si entusiasmarono a quell’incontro, so solo che quel giorno anche a loro deve essere balenato il sogno di una vita migliore nel segno delle Istituzioni, finalmente attente ai loro problemi, e di Diego Armando Maradona. Grazie Diego, buon compleanno! L’augurio: che nella memoria dei napoletani e di quanti ti hanno amato restino le immagini delle tue leggendarie gesta sportive e quelle di una giornata all’insegna della solidarietà e dell’amore per quei ragazzi sfortunati, che per un attimo rendesti felici. Un gesto di amore, degno di un Grande Campione e di un ragazzo, perché Diego era poco più che un ragazzo nel 1985, che la società e la città non seppero proteggere.