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Napoli, quei “piripacchia” maestri di immobilismo

Opinionista: 

Subito dopo il voto, che le consentì, non senza critiche, in verità molto giuste, di “fare bis” come sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, molto infastidita dalle ricorrenti Stilettate della flottiglia di intellettuali, che l’avevano bersagliata ogni giorno, li bollò con un termine divertente e buffo, di notevole successo mediatico: “piripacchi”. Costoro, secondo la Iervolino, non potevano insegnare nulla perché durante la settimana si accanivano a lanciare giudizi, moniti, opinioni sulla stampa cittadina, per poi, bearsi nei liturgici mondani “weekend capresi” in includenti conventicole tra assaggi di “caprilù” e bigné al limone. La sindaca però non si accorse che molti di quei “piripacchi”, a lei invisi, avevano applaudito Bassolino, quando questi si precipitò a Roma e la convinse a candidarsi, per la prima volta, come sindaco di Napoli, con la garanzia del suo carismatico sostegno. Oltre però ai “piripacchi” resi celebri dalla Iervolino, nella nostra città ci sono stati e ci sono anche “i piripacchia”, un genere di intellettuali più dannosi, che, prima di ogni consultazione elettorale, giurano di voler guardare le cose con distacco e senza partigianeria salvo poi fare il contrario: confermandosi come i sostenitori più irriducibili di una continuità amministrativa fallimentare. Diciamo pure i “garanti di un immobilismo” per non aver mai dato quell’apporto decisivo e disinteressato nel cercare di mutare uno sconfortante scenario locale, in particolare comunale: da “pacchia continua” e di male in peggio. Imbolsiti da ideologie passatiste, invece di dare un contributo costruttivo per una svolta seria a Napoli, attraverso un giudizio di merito oggettivo sulla reale capacità di un candidato nel poter guidare la città, hanno sempre ridotto tutto a un’ottusa logica di schieramento. Che, quando è in gioco il bene collettivo, poteva anche essere accantonata. Questa storia dura ormai da oltre venticinque anni: nonostante la successione dei fallimenti -da Bassolino a Iervolino a De Magistris- i “piripacchia” continuano a guardare sempre verso la stessa parte, incapaci di prendere atto di fallimenti epocali e di aprirsi a orizzonti nuovi. Il loro è un grave, recidivo limite culturale: prima si invaghiscono di un candidato, proponendolo come il meglio in giro, poi, dopo averlo visto alla prova, quasi sempre negativa, ne prendono le distanze. Il fatto però sconcertante è che, nelle elezioni successive, non disdegnano di tornarne a fare gli sponsor come se nulla fosse accaduto. Un gioco perverso, che ha impedito una concertazione seria per cercare di trovare la persona giusta come sindaco di Napoli per una concreta modernizzazione di una capitale, ormai decaduta. Quanto diciamo si può verificare anche in questi giorni, già proiettati verso le elezioni regionali e comunali del prossimo anno, in cui c’è chi, dimenticando sfacciatamente anni di inerzia ripropone la ricandidatura di vecchi rottami della politica come possibili “ricandidati” al vertice di Palazzo San Giacomo, dove già sono stati con esiti disastrosi. La prova più amara è la condizione in cui oggi è stata ridotta la città.