Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Nel futuro di Mattarella c’è ancora il Quirinale?

Opinionista: 

Forse non è soltanto un “gossip”, ma qualcosa di più e più importante. Il fatto è che nel transatlantico di Montecitorio e nei palazzi romani della politica si è diffusa la voce (ancora tutta da verificare, come da verificare sono le ragioni che potrebbero averla ispirata) secondo cui Sergio Mattarella avrebbe deciso di sospendere il trasloco, già avviato, per trasferirsi dal Quirinale alla sua nuova abitazione privata. La voce ha immediatamente dato vigore alle speranze di quanti auspicano che, nonostante i suoi ripetuti dinieghi, il Presidente possa ripensarci e restare, sia pure temporaneamente, al suo posto. Le ragioni che avrebbero determinato questa "marcia indietro" sono evidenti. Purtroppo, infatti, a pochi giorni dall'inizio delle votazioni, il clima politico anziché schiarirsi, va facendosi sempre più torbido ed è di tutta evidenza che le possibilità di un'intesa per una soluzione condivisa sono diventate sempre più difficili. Ogniqualvolta ha parlato della propria intenzione di non prolungare ulteriormente il suo mandato, Mattarella ha accompagnato questa affermazione sottolineando la assoluta necessità che i partiti trovino un accordo tra loro. Venuta meno, come sembra, questa condizione, ci si domanda, se anche la premessa, cioè il rifiuto di prolungare il mandato, non debba essere considerata in qualche modo decaduta. È ben noto quanto Mattarella abbia sempre tenuto ad evitare che, proprio a causa del comportamento di forze politiche irresponsabili, possa precipitare il paese nel caos ed è proprio quello che rischia ora di accadere. Non ci sono, al riguardo, segnali positivi. Nel centrodestra Berlusconi, divorato dall'ambizione di conquistare il Quirinale, si comporta come un invasato e non sembra disposto a venire a patti con nessuno; Salvini, in evidente stato confusionale, muta la propria opinione con cadenza quotidiana: un giorno si dice disposto a sostenere una candidatura Draghi, l'altro avverte che se Draghi andrà alla presidenza della Repubblica, uscirà dalla maggioranza che sostiene il governo provocando una crisi al buio di una gravità senza precedenti. A sinistra la situazione non è migliore. È, anzi, aggravata notevolmente dalla ricomparsa sulla scena di Massimo D'Alema che da un lato sembra cinicamente sostenere l'ipotesi Berlusconi e dall'altro (quale coerenza!) vuole farsi interprete della sinistra dura e pura, approfittando del fatto che di sinistra, nel Pd di Letta, c'è ormai davvero assai poco. Inutile parlare dei pentastellati che Giuseppe Conte non riesce in alcun modo a tenere a bada e che si presenteranno al voto, sostanzialmente, come "battitori liberi". Elezioni presidenziali svolte in questo modo, comporterebbero una duplice conseguenza: all'interno del nostro paese determinerebbero una posizione di totale confusione e, sul piano internazionale, alimenterebbero la sfiducia nei confronti dell'Italia e una radicale caduta del suo prestigio. Non sono, dunque, motivazioni di poco conto quelle che potrebbero spingere Mattarella a restare al suo posto, nella consapevolezza che unica garanzia per evitare una devastante deriva politica rimane l'accoppiata Mattarella-Draghi al vertice del paese.