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Non voto: allarme ignorato dai “padroni” della politica

Opinionista: 

Dopo l’euforia della vittoria, le necessarie riflessioni. Gaetano Manfredi è la figura più prestigiosa che l’arco del Centrosinistra napoletano poteva scegliere per concretizzare la lungamente attesa discontinuità sindacale a Palazzo san Giacomo (aiutando così i cittadini a gettare nel dimenticatoio dieci anni di fanfaronesche esibizioni demagistriane). Piace lo stile (dove forma e contenuto coincidono, come direbbe Francesco De Sanctis), del nuovissimo Sindaco: espressione dell’idea vincente che, “rimanendo se stessi”, si può cambiare tutto o, almeno, quanto più è possibile dati gli strumenti e le forze di cui si dispone (ma la volontà “del fare” e di non arrendersi facilmente davanti a storiche emergenze e a un annoso incancrenirsi dei problemi, resta il requisito fondamentale).

*** DISTANZA DA COLMARE. I cittadini, scontenti di come “non vanno” le cose, protestano in molti modi. Il più classico, e di più lunga data, è di raccogliersi in tanti davanti ai portoni (che quando arrivano i cortei vengono chiusi in fretta a salvaguardia delle detestate “cittadelle del potere”) e far arrivare fino alle stanze dei piani più alti, voci che imprecano, strazianti grida di dolore e veementi imprecazioni contro il malgoverno. Ma la condanna della malapolitica che si va radicando, è quella della diserzione in massa dalle urne. Al primo turno di ottobre ha votato il 47,9 per cento dei 777 mila iscritti nelle liste elettorali. Urne sempre più vuote, astensionismo “primo partito”. Manfredi, personalità di grande valore, eletto a larga maggioranza (62,8) ma da una deprimente minoranza di votanti. Anche se Churchill ha detto che la democrazia è “la migliore delle peggiori forme di Governo”, una situazione così rappresenta una lesione molto grave per la stabilità e l’efficienza delle istituzioni.

*** AUTOCONSERVAZIONE. È il “male oscuro”, ma da un po’ di tempo fin troppo palese, di una “società di politicanti” composta da molti che, una volta conquistato un seggio, puntano in tutti i modi a conservarlo come proprietà personale (una ciliegia tira l’altra, si diceva ai mercati ortofrutticoli). Si ricorda ancora che Clemente Mastella (è stato anche ministro Guardasigilli) definì un’ingiustizia il fatto che esistessero solo i Senatori a vita e non anche i Deputati. Per questo invocava una riforma della Costituzione! È di questi mesi la richiesta, dell’ineffabile Vincenzo De Luca, di una legge regionale per rendere possibile il terzo mandato come Presidente (Campania non più una Regione, ma un Governatorato di lunga durata?). Va in questa direzione l’idea di una nuova sede, faraonica e imponente, da costruire nella zona orientale i Napoli? Se “l’appetito vien mangiando”, perché meravigliarsi della richiesta avanzata da molti Sindaci vesuviani, al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, di fruire anche loro del terzo mandato? Di fronte a scenari di questo tipo, c’è ancora da stupirsi se i cittadini vedono la politica come il fumo negli occhi?

*** AFFLUENZA PIÙ E MENO. Lo sguardo ai comportamenti elettorali fa risaltare che ai seggi napoletani sono andati in minore quantità proprio i quartieri che hanno maggior bisogno di un’efficiente azione amministrativa e di più convinta solidarietà sociale: percentuale votanti del 42,6 a Miano, Secondigliano e San Pietro a Patierno; 42,2 a San Giovanni, Barra e Ponticelli. Le due percentuali più alte si registrano, invece, nei quartieri di relativo “benessere” e, per certi aspetti, di più “sopportabile” patologia urbana: 52,4 a Chiaia, San Ferdinando e Posillipo; 54,2 a Vomero e Arenella. Che abbia ragione Fausto Bertinotti (già segretario di Rifondazione comunista e presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008), quando sostiene che la politica guarda ai ceti agiati e taglia fuori chi non vota”?

*** POLITICA E CIVISMO. La campagna elettorale li ha visti contrapposti. Dovrebbero, invece, camminare insieme. La politica come governo della cittàpolis, teoria e pratica dell’amministrare nel dirigere la vita pubblica; il civismo come sensibilità e costante attenzione per le esigenze della comunità in cui si vive, senso ben vivo dei doveri che spettano a ciascuno. Sarebbe un bene se a Napoli, per come è “sgarrupata”, politica e civismo si stringessero la mano!