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Nuove amministrazioni, nuove forme di cultura

Opinionista: 

Le nuove giunte italiane parlano apertamente di cultura. A Torino, la neo sindaca Chiara Appendino tiene, addirittura, per sé le Attività Culturali, ritenute uno strumento sempre più strategico. A Roma, Virginia Raggi pone la cultura al centro del suo programma per il rilancio della Capitale. Stesso discorso, a macchia di leopardo, un po’ in tutta Italia. Si avverte chiara la sensazione che, accanto ai numeri dei turisti che crescono in questa estate italiana, c’è la necessità delle amministrazioni locali di offrire prodotti nuovi, mostre appetibili, eventi alternativi che possano condizionare non solo le vacanze ma le scelte, gli itinerari di milioni di visitatori. Ma, in questo contesto, vive un’ulteriore necessità. Uno stop alle mostre spot, quelle un po’ improvvisate che magari investono su un’artista storico, offrendo confusamente un po’ di materiale affastellato e caotico e, in alternativa, una programmazione seria, responsabile che crei qualcosa di stabile, una realtà magari destinata a durare nel tempo, ad offrirsi come pietra angolare di una nuova stagione culturale. Anche a Napoli, da tempo, qualche idea circola ed è arrivato, probabilmente, il momento di metterla a frutto. Il Museo di Napoli nasce da un’ idea di Gaetano Bonelli, avvocato, giornalista, ma, soprattutto, straordinario cultore della storia napoletana. Da solo, senz’alcun tipo di contributo o sponsorizzazione, ha messo su, in trent’ anni, una collezione da sogno, visitabile, in parte, anche su facebook . Dentro, c’è la grande storia di un’ antica Capitale, il suo Regno, il suo splendore, la sua progressiva decadenza. Circa diecimila cimeli che possono, che debbono costruire il nucleo fondante di un grande museo etnografico napoletano. Anche il sindaco De Magistris ne conosce il valore. Ha ammirato ogni cosa in una visita privata lunga e meticolosa, capace di far stropicciare gli occhi. Basterebbe poco. Un luogo giusto, centrale, capace di dar ulteriore lustro anche al centro storico, qualche lavoro edile per un minimo di scenografia, la stampa di qualche catalogo per consegnare alla città un prodotto nuovo, seducente, raro, capace di appassionare i turisti di mezzo mondo. Certo, viviamo in una città difficile, dove l’impresa privata viene sempre vissuta con un minimo di scetticismo. Ma, in questo caso, l’impegno di Bonelli ha le stimmate della chiarezza. Il giornalista napoletano non cerca soldi per vendere questo straordinario patrimonio, vuole solo una giusta collocazione, offrendo questo magico archivio alla città. Un’intrapresa degna di un mecenate autentico che ha costruito tutto questo, solo ed esclusivamente, attraverso i suoi risparmi. Qualcosa già si mosse nella scorsa legislatura. Ci fu un mezzo impegno del Comune, poi naufragato. Adesso, all’inizio di questo nuovo percorso, tutto è programmabile nel modo migliore e la città può recuperare brani della sua memoria di estremo interesse, un patrimonio per certi versi unico. Anche la Soprintendenza Archivistica della Campania ha manifestato il suo interesse, sottolineando l’ auspicio che “questo patrimonio documentario, storico ed artistico sia valorizzato e reso fruibile alla cittadinanza “. Insomma, c’è tutto per ritagliare una nuova, straordinaria avventura per la cultura napoletana. Praticamente, a costo zero. E’ una sfida che le istituzioni locali debbono cogliere, con il coraggio di un progetto nuovo, figlio, una volta tanto, di un inedito percorso politico.