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Ora c’è anche Prodi nell’assedio a Renzi

Opinionista: 

Accerchiato com’è da nemici esterni e interni, Matteo Renzi non prevedeva, probabilmente, di dover fare i conti anche con un nuovo avversario che potrebbe rivelarsi, fra tutti, il più ostico e il meno addomesticabile: Romano Prodi. Pur trincerandosi, infatti, dietro affermazioni che potrebbero indurre a ritenere che abbia definitivamente rinunciato ad ogni aspirazione politica e che appaiono, in verità, più di maniera che reali (“Ormai la mia epoca è passata: non so fare un twitter, mi sento rottamato”) l’ex presidente del Consiglio scende in campo con una radicale contestazione del suo attuale successore, dei suoi metodi, dei suoi programmi. E lo fa affidandosi a un libro-intervista dal titolo estremamente significativo: “Missione incompiuta”. All’intervistatore che gli domanda quale sia questa “missione incompiuta”, Prodi non esita a rispondere che le “missioni” non portate a termine sono, in realtà, due: quella dell’Ulivo e quella di una non ancora realizzata costruzione europea. Manca la domanda successiva. A Prodi non viene chiesto, cioè, se la sua “missione” può ancora essere compiuta. Quel che è più evidente, comunque, è che egli non ritiene che possa essere compiuta da Matteo Renzi al quale, di critiche, non ne risparmia davvero nessuna affermando, senza mezzi termini, di preferire di gran lunga quell’Enrico Letta che, brutalmente spodestato poco più di un anno fa dalla furia iconoclasta del “rottamatore”, ha proprio nei giorni scorsi annunciato di aver scelto la via del volontario “esilio” a Parigi. A Prodi non piace il ruolo di “uomo solo al comando” di cui Renzi si è fatto interprete, non piace il “partito della Nazione” al quale il renzismo sembra mirare, non piace la trattativa che, all’epoca del “patto del Nazareno”, il giovane premier ha condotto con Forza Italia (“Io ai contestatori – tiene a sottolineare – non ho mai chiesto i voti”). E a una domanda su cosa ne pensi dell’Italicum, la riforma elettorale che il premier sta difendendo con le unghie e con i denti dall’assalto dei suoi contestatori, replica con un secco: “Su questo non rispondo” che è difficile non interpretare come una perentoria bocciatura. E allora? La sortita di Prodi deve essere letta come lo sfogo di un ex leader, amareggiato e deluso, ma ormai fuori dai giochi O essa può avere una non irrilevante incidenza sul dibattito politico attualmente in corso ? Prodi insiste nel dar credito alla prima ipotesi, ma non tutti ne sembrano convinti anche perché, ammesso (ma non del tutto concesso) ch’egli si consideri “esterno” alla politica attiva, la sua presa di distanza da Renzi costituisce, comunque, un’arma in più (ed un’arma non priva di potenza di fuoco) per l’esercito degli oppositori del presidente del Consiglio che, mai come in questo momento, sono all’offensiva. E non crediamo che Prodi si sottrarrebbe all’esercizio di questo ruolo, dato che, proprio nei confronti del premier-segretario, l’ex presidente dell’Iri sembra intenzionato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa (il riferimento ai franchi tiratori e al loro presunto ispiratore che, nell’aprile di due anni fa, ne sabotarono l’elezione alla presidenza della Repubblica, non è puramente casuale). È più che mai vero, dunque, che per Renzi i problemi non nascano tanto dall’esterno, quanto dall’interno del Pd, a conferma di quanto i suoi esami non finiscano mai e di quanta verità ci sia nel vecchio detto popolare. “Dagli amici mi guardi Dio che ai nemici ci penso io”. Insomma, c’è un vero e proprio assedio attorno a Palazzo Chigi e al suo inquilino. Per sottarvisi, a Renzi non può bastare far “la faccia feroce”. Una strada, tuttavia, potrebbe esservi. Non è forse un caso che, di fronte ai sempre più frequenti attacchi che l’opposizione democratica rivolge alla riforma elettorale, e dopo la sortita di Prodi, (che Berlusconi considera il suo “nemico storico”) Silvio Berlusconi abbia fatto sentire la sua voce facendo mostra di voler dare ascolto ai consigli dell’unico amico di cui si fidi davvero, vale a dire Fedele Confalonieri, il quale – a quanto riferiscono le cronache – lo avrebbe esortato a ricucire lo strappo con Renzi, sottraendosi all’abbraccio di Matteo Salvini le cui intemperanze, stando ai sondaggi, non sono per nulla gradite dal popolo dei moderati. Al momento, tuttavia, sopraffatto dalla turba di aspiranti leader che si agitano nel suo partito, Berlusconi non sembra in grado di far prevalere il suo punto di vista. Si naviga, dunque, nell’incertezza ed è un thriller dall’esito più che mai incerto quello che il teatrino della politica ci propone per le settimane a venire.