Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Protestano i cattolici, altra “grana” per il Pd

Opinionista: 

Per Elly Schlein si annuncia un nuovo problema, tutt’altro che indifferente: riuscire a garantire la permanenza nel Pd della componente cattolica che già da qualche tempo dava segni di insofferenza per lo scarso spazio ad essa concesso nel partito e che ora, a quanto si sussurra nei corridoi del palazzo di via del Nazareno, avrebbe posto la segretaria del Pd di fronte a un vero e proprio aut aut: o si cambia registro o loro sono pronti a lasciare clamorosamente il Pd. Come si ricorderà il Pd nacque dalla fusione del Partito comunista con la sinistra democristiana (la cosiddetta sinistra democratica) e doveva garantire, secondo i suoi fondatori, la presenza nel panorama politico italiano di una forza progressista e riformista nella quale ex comunisti ed ex democristiani avrebbero dovuto, naturalmente operare in un piano di parità. Questo accordo ha funzionato sino a quando Romano Prodi è sostanzialmente uscito di scena, disgustato per il trattamento riservatogli in occasione della elezione del presidente della Repubblica nella quale, pur essendo Prodi il candidato ufficiale del Pd, Prodi venne silurato da un consistente numero di "franchi tiratori" provenienti dal suo stesso partito. Da allora, all'interno del Pd i cattolici, che pure hanno dato alla costituzione del partito un notevole contributo, si sono sentiti accantonati, messi da parte, esclusi dalle decisioni che avrebbero dovuto essere comuni e l'avvento della Schlein alla segreteria dando al Pd un'impronta radicaleggiante ha ulteriormente accentuato il distacco. Ora, anche in vista di scadenze elettorali notevolmente importanti, i cattolici non vogliono più essere relegati in un angolo, considerati alla stregua di una sorta di foglia di fico utile soltanto a assicurare al partito i voti dell'ex sinistra democristiana. Vogliono, insomma, contare di più, avere voce in capitolo nella messa a punto di programmi e alleanze. Per la Schlein questa levata di scudi, in coincidenza con il dibattito in corso teso a stabilire le condizioni dell'accordo con i cinquestelle, costituisce un problema grave, una spina nel fianco del Pd e conferma ancora una volta la necessità che a guidare il partito sia probabilmente necessario un leader dotato di maggior polso.