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Putin nella Piazza Rossa fa “ignorare” Aldo Moro

Opinionista: 

Gentile Direttore, ho registrato con rammarico che tutti i mass-media il 9 maggio abbiano dato quasi tutto lo spazio alla cerimonia nella piazza Rossa di Mosca, dove l’apparato militare l’ha fatto da padrone, e tutti penzolavano dalla bocca del presidente Putin, per apprendere se e quando avesse scatenato la “ terza guerra mondiale”. La ricorrenza, invece, del barbaro assassinio di Aldo Moro, avvenuto lo stesso 9 maggio del 1978, le cui spoglie furono fatte ritrovare in un bagagliaio di una macchina tutte rannicchiate, è passata sotto tono, in terza o quarta pagina sui giornali, in coda sui telegiornali e i vari talk-show, che da noi hanno visto i conduttori e conduttrici trasformarsi improvvisamente da “esperti/e” di Covid-19 , in “espertissimi/e “ di strategia di guerra e di storia contemporanea. Per la figura di Aldo Moro, e per quello che ha rappresentato in Italia ed all’Estero, non saranno mai sufficienti i tanti libri e saggi che si sono scritti all’indomani del suo assassinio. Come avviene spesso in Italia, si sono consumati fiumi d’inchiostro per motivare la sua uccisione da parte delle Brigate Rosse, che in quel periodo impazzavano in Italia, scatenando una sorta di guerra civile. Invece di piangere un gigante della politica di allora, ci si impegnò a chi la diceva più grossa, una “verità” mai confermata tale; si accusarono i soliti “servizi deviati”, ovviamente, puntando l’indice contro l’establishment di allora, con i cosiddetti “intellettuali impegnati” che avevano la verità in tasca, ma non le prove! A me piace ricordare Aldo Moro come grande statista, al pari dello stesso De Gasperi, e ai tanti illuminati della politica degli anni ‘70/80. E mi riferisco a tutta una classe politica trasversale, che contribuì, dopo 40 anni di ricostruzione dalle macerie di una disastrosa Seconda guerra mondiale, a far certificare ufficialmente nel 1987 l’Italia come quinta potenza industriale del mondo. Dell’ultima lettera alla moglie, così commovente e dignitosa, mi piacerebbe che i posteri e le nuove generazioni conservassero almeno il ricordo dell’ultimo rigo: “Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta”. E veniamo alla guerra in Ucraina, fonte , ormai, da più di due mesi dell’attenzione monotematica dei nostri giornalisti televisivi e della carta stampata, molte volte, loro, veri eroi, perché ci fanno vedere la guerra “in diretta“, operando sotto i missili russi generosamente “inviati” sulle città ucraine. Certo, la concomitanza di una data, 9 maggio, di celebrazione di una vittoria sul Nazismo, e l’assassinio di un nostro grande statista, è singolare; io, azzardando un giudizio, vedo anche un’altra similitudine tra questi due tragici avvenimenti : il vero pregiudizio di molti dei nostri stessi “intellettuali”, od opinionisti, o sedicenti tali, che nella morte del martire Moro hanno cercato, mai trovato, “il ditino” dei soliti “Servizi deviati”, e, soprattutto quello dei due più grandi esponenti della Democrazia Cristiana di allora; ed ora, nella guerra voluta da Putin vedono la “mano” dei soliti Stati Uniti, che hanno voluto, loro!, i massacri in Ucraina, con una presunta invasione degli ucraini “nazisti”. Quando sento i loro sermoni in tv mi sembra, infatti, di ascoltare il discorso di Putin alla parata del 9 maggio! Se tutte le nostre trasmissioni filo-putiniane fossero confinate tra le quattro mura, nessun problema; il guaio, però, è che sono ascoltate anche dai nostri giovani, che ancora devono approcciarsi alla verità storica, specie degli ultimi 60-70 anni. Quando sento affermare che la Seconda guerra mondiale l’hanno vinta i sovietici, mi mancano all’appello sia Churcill, sia Roosvelt, l’uno che sfiancò i tedeschi con l’eroica resistenza del popolo inglese, l’altro che partecipò all’alleanza con l’enorme arsenale bellico e logistico di cui disponeva. I russi, che per altre ragioni, anche di vicinanza territoriale, furono i primi a penetrare a Berlino, già devastata, e con Hitler suicida, si autoproclamarono unici vincitori! Certo, non bisogna dimenticare il tributo di sangue che il loro popolo subì (più di 20 milioni di persone!), e a loro va sempre il commosso omaggio di tutti. Tuttavia, la Storia, quella vera e non manipolata, dovrà pur parlare attraverso i suoi libri scolastici del patto Molotov-Ribentropp, con cui Stalin permise ai nazisti (alleati dell’Urss, allora) l’occupazione della Polonia, facendo eliminare 12mila ufficiali polacchi con un colpo alla nuca e sotterrarli nelle fosse comuni a Katyn. Se Hitler non avesse ordinato la sciagurata invasione della Russia, Stalin sarebbe rimasto alla finestra a guardare gli esiti del conflitto. Viene a qualcuno il sospetto di un parallelismo tra Katyn e Bucha, la città polacca, come detto, e la città ucraina dove sono stati trucidati migliaia di cittadini inermi, donne stuprate e bambini indifesi, e, con rituale sempre uguale, gettati in fosse comuni? Cambiano gli “attori” negli anni, ma i “rituali” nefasti si ripetono, per un certo tipo di cultura, che, nostalgica di un imperialismo bocciato dalla Storia, vorrebbe insegnare a noi occidentali la civiltà, definendoci tutti o nazisti, o corrotti per aver conquistato la libertà anche di essere “uguali“, se appartenenti ad un sesso non di tipo “tradizionale”. E, per finire, Direttore, non capisco perché il Presidente Draghi continui in questo stillicidio di continui litigi nella sua cosiddetta maggioranza, oggi nemmeno più latente nei suoi stessi confronti, attaccato frontalmente dall’ex “avvocato del Popolo”. Al Presidente Usa Biden ha detto che la nostra alleanza con gli Usa non si tocca, ma non si parli di “sudditanza”. Sigonella docet!