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Quando una rubrica taglia le sue cime

Opinionista: 

Cambia il titolo di questa rubrica. Dopo più di dieci anni, dopo oltre 600 editoriali, dopo aver parlato di virus, di politica, di costume e di varia umanità, l’ Arsenale va in pensione. Ci sembra un atto doveroso. Una rubrica deve chiudere la sua vita se offre ancora un’emozione, un rimpianto, un piccolo dolore. Altrimenti, non avrebbe senso tenerla in vita. Verrà sostituita da una rubrica nuova che avrà il suo vernissage dalla prossima settimana. Serve un nome un po' speciale, serve una svolta che indichi una rotta per il futuro, perché, improvvisamente, tutto è cambiato e gli ultimi due anni ne sono valsi almeno cinquanta per come il mondo è stato costretto ad accelerare sul piano della ricerca, della tecnologia, delle nuove modalità di studio e di lavoro, perfino dei rapporti interpersonali. In questa chiave, tutto si è trasformato rapidamente in modernariato. Anche il titolo di una rubrica, anche uno spazio giornalistico. Avere il coraggio di ammetterlo è un atto di onestà assoluta che vuole costringere anche il semplice lettore ad interrogarsi, a guardarsi dentro, a capire gli stilemi di un nuovo mondo. Non è una rivoluzione, non scherziamo. È solo un modo per mettere le vele al vento, senza la pretesa di conoscere tutto quel che verrà. Perché un giornale, oggi, deve raccontare anche in modo nuovo, alzando l’asticella del suo impegno, decifrando quanto sta accadendo attorno a noi, per spiegarlo a chi ci segue. E una nuova rubrica può servire anche a questo, tagliando le cime col passato per affrontare il mare aperto. Un saluto, quindi, a “L’Arsenale“ che ci ha tenuto compagnia in tanti giorni difficili e felici ed un caldo benvenuto a chi verrà, da martedì prossimo, magari per altri dieci anni, fedele al fascino antico del quotidiano cartaceo, con le pagine che hanno ancora il profumo dell’inchiostro.