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Quella democrazia puramente balneare

Opinionista: 

Napoli è un’antica sirena. Ed è quindi logico che appena spunti l’estate si scrutino nel golfo mega yachts con anonime bandiere estere che stazionino sotto Castel dell’Ovo. Sarà il fascino del luogo, sarà l’insenatura naturale, sarà il richiamo, del castello ma, ogni stagione, sono centinaia le barche di lusso che affondano l’ancora nei pressi di via Caracciolo. Un fenomeno che i napoletani conoscono bene, che osservano, con un po’ di rimpianto, nelle loro mattine d’estate guardando, ammirando, qualche volta invidiando. Dai super yachts, in realtà, si intravede poco. Qualche marinaio rigorosamente griffato, i lavori routinari che qualsiasi barca richiede, raramente qualcuno che prende il sole. Qualche volta, qualche volta, però, lo scenario cambia. Probabilmente, qualche bambino a bordo insiste per prendere il tender, c’è scarsa voglia di opporgli un diniego ed ecco affrontare l’acqua un paio di persone, con la relativa prole. È una scena come tante, vista in ogni estate, nulla di speciale. Ma attenzione, cento metri più avanti stazionano i fedelissimi del Lido Mappatella, la spiaggia povera di Napoli, là dove la povertà si incrocia con la voglia di mare. Lì, su quella piccola, modesta spiaggia si celebra quotidianamente quel piccolo rito pagano che solo Napoli sa officiare. La gente arriva con gli ombrelloni colorati, li pianta dove capita, secondo le esigenze. Molti, soprattutto i bambini, arrivano alla spiaggia direttamente in costume, non c’è bisogno d’altro e si va direttamente in acqua senza attese, senza reticenze, perché in quel piccolo, modesto anfiteatro il termometro sale rapidamente e la spiaggia scotta. Non è un lido per chi vuole abbronzarsi, gli amanti del genere preferiscono gli scogli meno comodi ma, sicuramente, più autonomi. È una spiaggia popolare per chi ha voglia di respirare il mare, per chi coniuga il caldo con una giornata a mollo. Succede così che i bimbi miliardari dei super yachts entrino quasi a contatto con gli scugnizzi di via Caracciolo. Spesso, in acqua, non li separeranno più di cinquanta metri. E Napoli recupera la democrazia delle sue bellezze. Per entrambi, straricchi o poveracci, l’acqua è la stessa, modestamente inquinata. Forse, non serviva spendere tutti quei soldi per venire a fare un bagno da queste parti. Bastava organizzarsi, andare di buon ora a Lido Mappatella, magari portarsi dietro, come scorta, qualche frittata e qualche panino e poi immergersi in quelle acque, accanto alla Villa Comunale, senza cercare la perfezione, vivendo un’esperienza semplice e antica. Ecco perché le vecchie signore di quella povera spiaggia, quelle che si portano la sedia dietro, osservano spesso sorridendo i mega yachts che stazionano da quelle parti. Perché sanno che, almeno oggi, tra loro e i proprietari di quelle meravigliose imbarcazioni, in fondo, non c’è nessuna differenza.