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Quelle parole al vento, deboli contro l’Islam

Opinionista: 

Fin dall’eccidio delle Torri Gemelle i governi dell’Occidente altro non fanno se non ripetere: siamo in guerra contro gli islamisti. Lo affermò il “sinistrorso” Bill Clinton; lo ribadì a più riprese George W. Bush; non perde occasione per esternarlo Barak Obama. In tempi più recenti, commemorando le decine di morti dei vigliacchi attentati parigini (dapprima) e degli attacchi al cuore dell’Europa politica (a seguire) lo hanno sentenziato il presidente francese Francois Hollande e il primo ministro belga Charles Michel. La posizione oltranzista di David Cameron è nota a tutti, mentre anche il (troppo) pacifico Matteo Renzi ribadisce a ogni piè sospinto: siamo in guerra. Perfino il Santo Padre ha sbottato: «Questa è la terza guerra mondiale». Niente più che parole al vento. Anche pericolose. Un Paese che scenda in conflitto bellico, come primo atto nei confronti del nemico sospende temporaneamente le norme contenute nei suoi codici scritti. E adotta un sistema di governo in cui lascia che a parlare sia la legge marziale. Codice che in alcuni Stati di diritto prevede anche la pena di morte. Senza arrivare a tanto (ma Stato italiano e Vaticano hanno cancellato questa ipotesi di diritto militare soltanto pochi anni fa) la domanda è: risulta che uno solo degli attentatori dell’Isis (o presunti tali) sia mai stato ascoltato o sia apparso al cospetto di un Tribunale militare? Risulta che in territorio italiano uno solo dei molti sospettati espulsi o accompagnati al confine (o – men che peggio – lasciati liberi di circolare sul suolo italico dalla giustizia ordinaria) sia mai stato posto dinanzi a un togato con le mostrine? Un Capo di Stato non può permettersi di affermare (e ribadire) il suo «Siamo in guerra » al cospetto del mondo, senza agire di conseguenza. E mancando di prendere le misure opportune. Questa abitudine al chiacchiericcio tutta occidentale ci rende più deboli nei confronti di islamisti e terroristi di ogni genere. Loro sì sono sempre più convinti di essere in guerra dichiarata contro popoli che poco o nulla mettono in campo per difendersi. E nemmeno allestiscono tribunali militari atti a giudicarli e (ove del caso) condannarli.