Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Regione, “bis” che scotta Napoli sempre nel guado

Opinionista: 

Preoccupa la situazione sociale in Campania, dove la tragedia del “Covid-19”, anche se non ha avuto, “Deo gratias”, esiti molto infausti come altrove, ha però aggravato le pregresse criticità. A risultare penalizzati sono proprio quei comparti di tradizionale e sicuro riferimento, di specifiche risorse territoriali: agricole e coltive nelle aree interne, turistiche nelle fasce costiere. Intanto per come sono giunte a stare politicamente le cose, con un “Governatore” avviato a bissare il suo mandato, in forza di una popolarità e di consensi guadagnati sul campo, da “pittoresco” e però rassicurante “Rambo” contro il “virus canaglia”, mai come questa volta, una seria ripresa può dipendere proprio da lui. Ha i poteri sconfinati di un “borgomastro”, e se non ce l’ha se li prende, per di più indisturbato in questa corsa dalla inconsistenza dei suoi avversari. Saprà, il “borgomastro”, “sceriffo” o “Rambo” che sia, essere determinato, alla stessa maniera con cui ha protetto la quarantena, in quella che oggi è la sfida cruciale della ricostruzione, di tutt’altro segno rispetto allo spettacolare interventismo? Il suo è un “bis che scotta”: non potrà accampare alibi se non riuscirà in questa impresa. Vogliamo sperare che la sua corsa solitaria, da “fuga”, per usare una metafora ciclistica, non lo insuperbisca oltre, ma lo faccia rendere più consapevole di una maggiore responsabilità civile. Più complesso è invece il “caso Napoli”, dove le cose non vanno da molti anni a questa parte. L’ultima grande occasione di riscatto risale al luglio del 1994, ai tempi del G7, quando, nei dibattiti preparatori o di cornice all’evento internazionale si profilò la necessità di definire la “identità strategica della città” e agire di conseguenza. Purtroppo quel lontano obiettivo finalizzato a valorizzare le “ricchezze di Napoli”, destinate a divenire, come scrisse allora il professor Richard Normann, il “software” della città, l’elemento fondamentale, che avrebbe fatto funzionare la macchina (hardware), senza il quale questa sarebbe rimasta una impalcatura priva di contenuto, si è perso per strada. Tutta colpa di una “continuità amministrativa” nel segno della inadeguatezza. C’è addirittura imbarazzo a ripetere l’elenco delle inadempienze, troppe e gravi. Quel potenziale turistico, che si sarebbe potuto sviluppare in maniera molto competitiva, non ha trovato risposte nelle progettualità primarie di Bagnolifutura, divoratrice di denaro pubblico e di Napoli Est, altra grande delusione. Malgrado il fallimento oggettivo di ogni possibilità di modernizzazione, uno spiraglio di salvezza, in un consuntivo molto magro, lo si poteva avere dal varo di un Piano Strategico metropolitano, di ampio respiro progettuale all’altezza delle sfide future e in coerenza con l’aggettivo che lo qualifica, purtroppo così non è stato. Peccato! Gli manca quell’indirizzo “policentrico”, forte di aree logistiche preesistenti e nuove, proiettato in direzione del Nord e del Sud: insomma manca di un disegno di futuro credibile e ambizioso. Resta la separatezza tra la città e il suo hinterland. Sfuma, ancora una volta, il sogno di Francesco Nitti che, agl’inizi del ‘900, con la sua “Grande Napoli”, proponeva un’unione con i comuni vicini e la istituzione di un “porto franco”, molto attrattivo per gli investimenti: un’idea lungimirante per quei tempi ma anche per i nostri, che ne sono privi. Tante le copertine del Piano, slegate rispetto alle direttrici contemporanee, in cui la competitività si misura tra i continenti, con le “metropoli attrezzate” in prima linea. De Magistris si è detto soddisfatto per essere stato il primo sindaco ad aver varato un simile Piano. Ha ragione d’esserlo. Altro è il discorso, se lo si esamina: il Piano è in realtà una distribuzione di fondi.