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Scuola, situazione precaria tra prove Invalsi e Dad

Opinionista: 

Dalle colonne di questo giornale sono ripetutamente intervenuto per sottolineare i gravi effetti che avrebbe comportato la lunga chiusura delle scuole e il ricorso massiccio e prolungato alla Dad (che, aldilà della simpatica attinenza alla parolina inglese che corrisponde a papà, non ha nulla di simpatico, relegando gli studenti nelle loro case talvolta in situazioni difficili ed emarginanti). Da più parti si è invocato un intervento per prolungare l’anno scolastico almeno fino a tutto il mese di giugno e un potenziamento nelle discipline oggetto delle valutazioni Invalsi (Italiano e Matematica, in primo luogo), ma le scuole hanno chiuso come sempre, né si prevede un’anticipata riapertura, che pure avrebbe potuto contribuire al recupero delle lezioni perdute. A circa due anni dall’inizio dell’epidemia, la situazione scolastica è ancora precaria. Un politico della cosiddetta Prima Repubblica (a proposito, la seconda quando sarebbe nata?) avrebbe commentato sogghignando che in Italia non c’è nulla di più permanente del precario. Almeno quelli erano arguti e salaci e non insopportabilmente stucchevoli. In Campania e a Benevento, poi, le scuole sono state chiuse più a lungo che nel resto d’Italia, ivi compresa la provincia di Bergamo, dove la pandemia ha causato una vera e propria strage. I risultati scaturiti dalle prove Invalsi hanno meravigliato solo gli sprovveduti, gli stupidi e quelli in mala fede: scelgano il ministro competente, i sottosegretari, i presidenti di commissione e le altre autorità pubbliche preposte, ivi compresi i presidenti regionali e i sindaci, in quale categoria iscriversi. La politica è l’arte della ricerca delle soluzioni possibili, non rincorsa ai sondaggi o predicazione ex cathedra (leggi De Luca Vincenzo) o dal telefono (leggi Mastella Clemente). Noi cittadini, noi genitori di ragazzi in età scolare e universitaria, noi orgogliosamente italiani e, malgrado tutto, orgogliosamente campani e beneventani, attendiamo finalmente qualche risposta concreta che consenta agli studenti di tornare a scuola a fare lezione per apprendere, per socializzare, per sentirsi normali, per vivere la loro vita, per cercare di medicare la ferita inferta alle loro esistenze da troppo tempo e, se possibile, per recuperare le lacune evidenziate dalle statistiche Invalsi. Bisogna dirlo a chiare lettere: la Dad è stata una disdetta. Ha emarginato i più deboli e i meno inseriti, ha offerto molte meno ore di lezione di quelle previste, non ha coinvolto i ragazzi, si è spesso ridotta a trasmissione di file video o audio o testo dal computer della piattaforma a quello degli studenti. E mi fermo qui. Se si vuole cercare di offrire le giuste opportunità ai ragazzi e ai giovani di questa generazione è necessario far funzionare a pieno ritmo le scuole e le università prima possibile anche anticipando l’apertura delle scuole, posticipando la chiusura e riducendo il calendario delle festività. Vanno messe in campo le adeguate iniziative per potenziare le discipline nelle quali i risultati Invalsi hanno evidenziato gravi lacune e cioè la Matematica e l’Italiano. Siamo già alla terza decade di luglio, tra un po’ sarà già tardi: è bene suonare la sveglia a politici e governanti distratti da altre priorità, fors’anche perché i loro, di figli, vanno alle scuole private!

*avvocato