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Se il Papa fa il Papa viene bombardato

Opinionista: 

Vogliono bombardare pure la Pasqua. Dipendesse da loro, i piromani di questa maledet-ta guerra combattuta a colpi di missili e balle darebbero fuoco anche alla Croce se ciò gli servisse a vincere. Lo dimostrano due cose: la ferocia con cui il Papa è stato ripetutamente attaccato, “reo” di aver voluto che una donna ucraina e una russa portassero assieme la Croce du-rante la Via Crucis, e il mancato scandalo che quelle parole avrebbero dovuto provocare. Non solo l’ambasciatore ucraino alla Santa Sede ha avvertito delle «possibili conseguenze» del gesto - manco il Pontefice volesse di-chiarare guerra alla Nato - ma c’è stato chi si è spinto fino a chiede-re che alle «tante sofferenze» il Santo Padre «non ne aggiunga un’altra», ovvero «quella dell’ingiustizia e dell’incomprensione».

Eppure è da oltre un secolo, da quando Benedetto XV tuonò con-tro «l’inutile strage», che i Papi chiedono di far tacere i cannoni. Perché stavolta dovrebbe essere diverso? Come mai dà così fastidio che qualcuno ricordi l’esistenza della diplomazia? Perché tutto questo chiasso osceno per il Papa che fa il Papa? Insomma, Francesco val bene una messa solo quando parla di gay e migranti, così da essere strumen-talizzato a sostegno delle tesi pro-gressiste di chi sogna una Chiesa sempre più simile a una Ong.

A patto che non ficchi troppo il naso in Ucraina però, che lì le bombe devono continuare a cadere in santa pace, sia chiaro. Il punto vero, però, è che se il Pon-tefice invoca un accordo invece della vittoria degli uni sugli altri, nella migliore delle ipotesi viene minimizzato. Nella peggiore si tenta di zittirlo. Era già accaduto a fi-e marzo, quando la consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria «perché ces-si la guerra efferata» era stata sostanzialmente ignorata - per non dire censurata - dalla gran parte dei media. Eppure si era trattato di un’inizia-tiva clamorosa da un punto di vista religioso e, sia detto con rispetto laico della laicissima Repubblica francese, forse appena appena più importante di una delle tante tele-fonate di Macron a Putin, universalmente note per la loro inutilità e su cui si sono versati fiumi d’inhiostro altrettanto inutile. Qualcuno dovrebbe ricordare ai suddetti piromani che lavorano per allargare l’incendio a tutta l’Europa che il protagonista della Via Crucis, da sempre, è Uno che era considerato un perdente. Certo, anche lui pretendeva di avere un eser-cito al seguito, ma non era esatta-mente del tipo di quello cha sognano gli incendiari e i parolai che, armati di microfoni e tastiere, sparano menzogne a ritmo incessante. Del resto non è che da lorsignori ci si potesse aspettare molto di diverso: sono gli stessi che finanche alle Paralimpiadi, applicando ovviamente alla lettera lo spirito olimpico, hanno deciso che i disabili russi non potessero partecipa-re. Ecco, è in nome di questo spirito “cristiano” che tanti - cattolici e non - hanno apertamente attacca-to la scelta operata dal Papa per la Via Crucis di ieri.

Una roba inaudita. Bene ha fatto il Santo Pa-dre a non tornare sui suoi passi, sicuro della forza del suo messaggio di unione e non di divisione tra po-poli. Mai era accaduto, neanche nelle recenti e contestatissime guerre in Kosovo, Iraq e Afghani-stan, che si cercasse d’intimidirlo in una maniera così inaudita. È evidente che la ragione di questi attacchi è tutta politica: in troppi sono infastiditi da chi chiede la fi-ne delle ostilità e che la parola passi alla diplomazia. Come se la ferma condanna dei crimini di Putin debba essere un ostacolo insuperabile al raggiungimento di una soluzione. Ormai dovrebbe essere chiaro - in-nanzitutto in Vaticano - che quando il Pontefice abbandona il lin-guaggio politicamente corretto che troppe volte predilige, quando si mette contro il vento mortifero che soffia dal mondo, allora gli si ap-plica quella che lui stesso ha defi-nito «la cultura dello scarto». Una buona ragione perché il Papa ar-chivi quel linguaggio definitiva-mente.