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Se Zingaretti si piega al “ricatto” grillino

Opinionista: 

L’avvertimento di Mattarella non sembra lasciare adito a dubbi: se la maggioranza (quantomai precaria) che sorregge il governo di Giuseppe Conte va in frantumi, sarà l'intera legislatura ad andare in frantumi; spazio per maggioranze alternative non c'è n'è. Eppure mai come in questi giorni i rapporti tra le forze politiche che nel settembre dello scorso anno hanno dato vita all’esecutivo attualmente in carica sono apparsi vicini alla rottura. Motivo del contendere è stato, com'è noto, la questione della prescrizione sulla quale sono emersi elementi di particolare rilievo per valutare la situazione politica generale e quella governativa in specie. È ormai quasi certo che la crisi verrà evitata grazie ad un pateracchio infarcito di ipocrisia messo a punto da Pd e Cinquestelle. Ma non si può non rilevare che l'intera vicenda ha messo in luce l'assoluta fragilità del governo Conte una fragilità che in gran parte dipende dalla mancanza di un progetto comune delle sue componenti che si sono messe insieme, lo diciamo senza infingimenti e con tutta la scarsa simpatia che nutriamo per il leader del Carroccio, avendo come unico obiettivo quello di evitare lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate che avrebbero molto probabilmente sancito la vittoria di Matteo Salvini. Non c'era e non c'è disegno che unisca la coalizione che avrebbe dovuto e dovrebbe fondarsi su una volontà riformista e su una rigida difesa dello Stato di diritto al quale l'abolizione della prescrizione, sostenuta con tanta determinazione dal ministro Bonafede, infligge un vulnus. In realtà, anche in quest'occasione, l'attuale governo ha dato l'impressione di vivere alla giornata, di navigare a vista, preoccupato unicamente di restare in sella. In questo contesto, dunque, la "questione prescrizione" ha messo in chiara evidenza l'estrema debolezza del Pd. Il partito di Nicola Zingaretti si è, di fatto, accodato ai cinquestelle nel sostenere una riforma che non solo contrasta con i suoi orientamenti più volte manifestati, ma della quale non può non avvertire gli intenti rozzamente demagogici oltre che la palese incostituzionalità sottolineata, in più di una occasione, da tutti i più autorevoli costituzionalisti. È certamente vero che gli attuali equilibri parlamentari garantiscono ai grillini la maggioranza dei seggi a Montecitorio e a Palazzo Madama e che, senza i loro voti, il governo non potrebbe stare in piedi. Ma a nessuno sfugge il carattere precario e temporaneo di questa situazione privilegiata dei cinquestelle e cedendo a quello che si è configurato come un vero e proprio ricatto da parte di una forza politica che, come i più recenti risultati hanno ormai chiaramente dimostrato, è ormai irreversibilmente avviata sulla strada del tramonto, il segretario dem ha fatto mostra di mancare di autorevolezza, di visione strategica e di forza contrattuale, alimentando seri dubbi sulla capacità del Pd di essere la forza in grado di guidare la politica italiana in un futuro prossimo venturo. Debolissimo nei rapporti con i cinquestelle, Zingaretti sembra concentrato unicamente nella disputa con Matteo Renzi; una disputa che non esiteremmo a definire mediocre, una rissa da cortile che non giova al buon nome di nessuno dei due contendenti. Quanto si è verificato in queste settimane sulla "questione prescrizione" è, dunque, emblematico di una situazione che, per quanti non auspicano per il nostro paese un futuro salviniano è, a dir poco, preoccupante.