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Senza moratorie, a rischio migliaia di piccole imprese

Opinionista: 

Il nuovo decreto ristori, stando alle indiscrezioni di stampa, non dovrebbe contenere il rinnovo delle garanzie sulle moratorie scadute il 31 dicembre, malgrado le pressioni esercitate dal mondo del credito. Se le banche insistono, non è senza motivo. L’importo complessivo dei prestiti erogati che sono di fatto a rischio, ossia non rimborsabili dalle imprese, sarebbe, secondo stime dello stesso esecutivo, tra i 25 e i 27 miliardi. In questi giorni il mondo politico è in altre faccende affaccendato. Si avvicina il momento del passaggio di consegne alla Presidenza della Repubblica. Un evento importantissimo per la vita della comunità nazionale, ma che, in un Paese come il nostro, sembra destinato paradossalmente ad allontanare ancora di più la politica dai problemi concreti della gente. Il nesso, in apparenza inesistente, tra mancato rinnovo delle garanzie e trattative frenetiche per l’individuazione del successore del Presidente Mattarella, si ritrova in un dettaglio per così dire “di bassa cucina”. L’attenzione alla vicenda Quirinale toglie tempo alla ricerca delle risorse aggiuntive occorrenti per allontanare lo spettro di una piccola catastrofe economica e sociale. La speranza che il Governo dia risposta all’appello rivoltogli dal presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli è legata al tentativo della vice ministra all’Economia Laura Castelli, impegnata a inserire un emendamento nel Milleproroghe finalizzato a confermare in extremis il complesso di norme definite nel 2020 e scadute con l’anno appena conclusosi. La morsa della crisi da covid attanaglia ancora molti comparti produttivi (si pensi solo al turismo e al fenomeno delle prenotazioni disdette per le recenti vacanze natalizie). A essere in affanno sono in prevalenza le piccole imprese: su 56 miliardi di crediti oggetto di moratoria, ben 43 riguardano le pmi. È evidente l’importanza strategica di un intervento istituzionale volto a salvare il salvabile, evitando chiusure e perdite occupazionali. Ma, come dire, la testa dei nostri politici è altrove, lontano dai destini di fabbriche e famiglie. Dopo un anno disastroso come il 2020, l’Italia ha invertito la tendenza e il pil è cresciuto nel 2021 più della media europea. Questa performance, oltre che dagli ‘animal spirits’ della nostra imprenditoria, è stata determinata anche da provvedimenti paracadute come le garanzie sulle moratorie. Dimenticarlo può fare riperdere buona parte del terreno recuperato.