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Solo una spending review nelle tasche degli italiani

Opinionista: 

Un deja vu d’antica memoria. A una settimana dall'approvazione la Nadef (sembra una bestemmia made in “grillinia”, ma è la nota d'aggiornamento del documento di economia e
finanza che anticipa la manovra finanziaria tiene ancora botta. E, nonostante che il ministro dell'economia Gualtieri, abbia fatto outing, confidando al Corsera che “ai conti mancano 14 miliardi” e la Confindustria, nella sua convention milanese (relegata, però, dalla grande stampa, nelle pagine interne) abbia praticamente affondato il documento – i giallorossi, continuano a dire che “non sarà una manovra restrittiva”, anzi “espansiva”. Qualcuno ci crede? Oltretutto le polemiche, fra i soci della maggioranza, non mancano. Renzi la definisce solo “un pannicello caldo” e Conte risponde che “non servono i fenomeni”, “i fenomeni erano quelli di prima”, ribatte il primo, e, inoltre, se fra i dem si parla di possibili ritocchi in aumento di qualche aliquota Iva, i pentastellati minacciano “attenzione o cade il governo”. La realtà, è che dalle indicazioni della “nota di aggiornamento” si evince chiaramente che, la manovra 2020, “sarà avveniristica”. Non perchè si proponga di preparare il futuro, bensì, perchè la stragrande maggioranza di ciò che prevede di fare si concretizzerà, forse, nel tempo e l'unica realizzazione immediata, sarà la disattivazione dell'Iva. Meglio, quindi, non farsi troppe illusioni. Per maggior chiarezza, qualche numero. Sarà una manovra da 30 miliardi, coperta per il 50% da una flessibilà sul deficit pari all'08% del Pil (14,5miliardi, finalizzati alla sterilizzazione dell'iva), mentre il deficit tendenziale, previsto, è fissato all'1,4% che sommato alla flessibilità di cui sopra, porterà lo sbilancio complessivo previsto al 2,2%. Il “deja vu”, diventa ancora più evidente quando si guarda al metodo di reperimento delle risorse necessarie per la copertura dell'altro 50% che dovrebbe arrivare, da: tagli alla spesa pubblica (che novità!); revisione degli incentivi fiscali dannosi per l'ambiente e nuove imposte ambientali (obbligatori in tempi “Gretini”); proroga dell'imposta sostitutiva sulla rivalutazione di terreni e partecipazione per 1,8 miliardi per ciascuna delle tre misure; e altri 7,2 dalla lotta all'evasione. Arriveranno? Boh! Ma i precedenti, fanno dubitare. E non poco. Anche sul fronte tributi, promette la riduzione della pressione fiscale, ma “a futura memoria”. Abbisogna, infatti, “di spazi temporali lunghi”, poiché, si è deciso di puntare sulla “rimodulazione progressiva” dell'Irpef per i ceti medio-bassi; mentre per il cuneo fiscale, assicura ai lavoratori 40 euro in più (mamma, che abbuffata! Addirittura, la metà del bonus Renzi) nelle buste paga, ma non a tutti e non prima di giugno. Così costerà 2,5 miliardi, anzichè i 5 previsti inizialmente. Anche alla luce dei numeri, quindi, è il caso di restare con i piedi per terra. Anche perchè, per farci sognare, il ministro Gualtieri dovrebbe, prima “ripulire” quei saldi di bilancio della Nadef per cui nei prossimi tre anni le entrate fiscali e previdenziali dello Stato aumenteranno di oltre 75 miliardi, senza tener conto di interventi futuri e prossime sterilizzazioni di clausole Iva; e, poi, spiegarci come fa ad essere espansiva una manovra totalmente priva di risorse certe e vere. In fondo, è stato proprio lui a dire che mancano 14 miliardi. Da dove le reperirà? Dalle diminuzioni di spesa che deriveranno dai tagli – per altro, già previsti, ma silenziati – dagli sgravi fiscali e dai trasferimenti ai comuni che, così, saranno costretti ad appesantire le imposte locali? Dal “malus” per l'uso del contante e dalle rimodulazioni delle aliquote Iva, fatte passare, anziché per quello che sono: aumenti della pressione fiscali, per riduzioni di spese fiscali? E da dove, se no? Dimenticano, però, che questo, toglie e non mette un euro nelle tasche dei cittadini, riducendone il potere d'acquisto e gelando i consumi. Con queste premesse, quindi, è difficile pensare che la legge di bilancio, quando scritta e, soprattutto, operativa, possa produrre un qualche sviluppo. Così, anche gli annunciati due “fondi per gli investimenti green” di 50 miliardi ciascuno, quindicennali e irrorati annualmente, rischiano di restare a secco. Chi avrà i soldi per comprare i bond per impinguarli? Non certo gli italiani. E anche questo è un film già visto!