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Sono mitezza e sobrietà le armi per la svolta

Opinionista: 

Le prime mosse del nuovo governo giallorosso non lasciano dubbi sulla scelta di Giuseppe Conte - probabilmente decisa d'intesa con Sergio Mattarella - di dare assoluta priorità alla ricostruzione del rapporto con l'Europa che il precedente esecutivo, soprattutto in virtù delle iniziative e della volontà di Matteo Salvini, aveva praticamente azzerato. Che il destino del nostro paese, per le sue tradizioni, per la sua storia, per i suoi interessi, con buona pace di quanti si riconoscono in un sovranismo tanto strumentale quanto antistorico, sia indissolubilmente legato a quello dell'Unione europea, è fuori discussione. Ma - diciamolo senza infingimenti - se con Salvini gli avversari dell'unità europea (anche fuori del Continente) hanno trovato terreno fertile per la loro predicazione, ciò è dovuto, in massima parte, proprio al comportamento dei nostri partner. Sia per quel che concerne i rapporti economici, sia per la tormentatissima questione migratoria, i nostri alleati non ci hanno in alcun modo aiutato. È accaduto così, “mutatis mutandis”, cioè - secondo la versione della Treccani - mutate le cose che sono da mutarsi, quel che accadde dopo la prima guerra mondiale quando, alla conferenza di Parigi, il trattamento riservato all'Italia indusse Gabriele D'Annunzio a formulare quell'espressione - “vittoria mutilata” - che scatenò, com'era inevitabile, il revanscismo nazionalista. L'antieuropeismo di Salvini (ma Berlusconi condivide questa linea?) ha origine proprio dalla scarsa considerazione che gli alleati europei hanno avuto nei confronti dell'Italia e delle sue esigenze. Ora sembra, come abbiamo detto, che il nuovo governo giallorosso sia fortemente impegnato a ricucire la tela strappata del nostro rapporto con l'Unione europea e i primi segnali, in vista di una ricomposizione delle relazioni Italia-Ue, appaiono decisamente incoraggianti. Ma qual è e quale sarà il modo in cui operare per ridar corpo e vita ad un rapporto che negli ultimi mesi è andato sempre più sfilacciandosi? Nel presentare in Parlamento il suo secondo governo, Giuseppe Conte ha pronunciato due parole che ci sembra valgano quanto e più di qualsiasi programma. Queste parole sono; “mitezza” e “sobrietà”. Sono l'antitesi netta e categorica di altre due parole che hanno caratterizzato la linea di condotta nei confronti dell'Europa, e non solo, del precedente esecutivo: “aggressività” e “arroganza”. C'è un modo di pensare, purtroppo abbondantemente diffuso, che identifica “sobrietà” e “mitezza” - in particolare quest'ultima - come testimonianza di una debolezza, di una disponibilità a subire la prepotenza altrui. Chi pensa questo commette un micidiale errore. È vero il contrario e cioè che chi crede che, per ottenere risultati positivi, sia indispensabile fare la faccia feroce, alla fine, finisce con il rivelarsi una tigre di carta, in sostanza un bluff che non soltanto non fa paura a nessuno, ma non ottiene risultati e si attira l'antipatia dei propri interlocutori. È proprio questo che è accaduto al nostro paese dopo il voto del 4 marzo dello scorso anno e la costituzione del governo gialloverde egemonizzato, di fatto, da Matteo Salvini. È adesso cominciato un nuovo corso ma, prima di esprimere giudizi, è necessario aspettare quali risultati ne scaturiranno. Ma quelle due parole - “ìmitezza” e “sobrietà” - costituiscono una buona base di partenza.