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Storie di genocidi veri e genocidi immaginari

Opinionista: 

Cari amici lettori, siamo abituati, ormai, a leggere la parola “genocidio” riferita alle vittime palestinesi della guerra di Gaza che, secondo le ultime notizie, arriverebbero al numero di trentacinquemila. Ma che significa “genocidio”? Il termine è nato nel 1944 ad opera di R. Lemkin ed è entrato nel diritto internazionale, per indicare un delitto perseguibile, ad opera dell’Assemblea Generale dell’O.N.U. con le risoluzioni 96 dell’11.12.1946 e 260 del 9.12.1948. Quest’ultima è entrata in vigore il 12.1.1951, ed è stata ratificata dall’Italia con l. 11.3.1952, n. 153. L’art. 2 della risoluzione recita: Nella presente Convenzione, per genocidio s’intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: a) uccisione di membri del gruppo; b) lesioni gravi all'integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d) misure miranti a impedire nascite all'interno del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro. La norma che pone divieto di commettere genocidio ha il fine specifico di offrire una protezione dalla distruzione, totale o parziale, a quattro categorie di gruppi, i gruppi nazionali, etnici, razziali e religiosi. Ovviamente, il genocidio non è nato con la sua elezione nel diritto penale internazionale. Anche se cifermiamo a considerare la sola età contemporanea, numerosi sono stati i casi di genocidio anteriori. Il più grave è stato certamente lo sterminio degli indiani d’America per opera dei bianchi, proseguito in Canada fino alla fine del XX secolo, come ho scritto su queste pagine il 27 luglio 2022 (“La strage dei bimbi e le scuse del papa”). Per nulla trascurabile, peraltro, anche la strage degli armeni, operata per molti anni dai turchi. C’è stata, infine, la Shoah, attuata dai nazisti e approvata dal Gran Muftì islamico, della quale tutti sanno abbastanza. Trascuriamo, per non cadere nel politicamente scorretto, tutte le malefatte dei sovietici, Katyn compresa. Passiamo ora a Gaza. Tutti sanno, anche se molti fingono di dimenticarlo, che la guerra ha avuto inizio con i massacri del sette ottobre per opera di Hamas e in danno di innocenti israeliani. Israele (e non solo il governo di Netanyahu) non vuole sterminare i palestinesi, ma soltanto distruggere Hamas. Abbiamo già evidenziato, anche la scorsa settimana, tutte le inedite cautele dell’esercito israeliano per evitare l’uccisione di innocenti cittadini palestinesi. Hamas non è un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Si tratta di un’organizzazione terroristica che, proprio come i nazisti in Germania, è salita al potere con le elezioni e vi è rimasta senza più consultare i sudditi; ha un proprio esercito, non nascente da coscrizione, che combatte contro quello israeliano. Non è un gruppo nazionale, tanto che i suoi capi vivono lussuosamente a Doha; non è un gruppo etnico, perché comprende guerriglieri di varia provenienza; non è un gruppo razziale (diversamente dai Tutsi, che pure non tutti riconobbero come tale, pur se sterminati dagli Hutu proprio per odio razziale) perché non si differenzia dagli altri palestinesi e arabi in genere; non è un gruppo religioso, appartenendo all’ampio mondo sunnita. Chi parla di genocidio, quindi, dice sciocchezze. Gli ebrei non vogliono sterminare i palestinesi, sono i militanti di Hamas che hanno la proclamata intenzione di sterminare gli ebrei (e molti palestinesi, anche senon tutti, condividono tale proposito). La strage del sette ottobre, per essere stata compiuta ai danni di ebrei sol perché tali, è, quella sì, un atto di genocidio perseguibile ai sensi dell’art. 2 lettera a della legge contro il genocidio. Piantatela, allora, sudafricani e turchi, di chiedere all’Aia la condanna di Israele. Piantatela, ragazzacci guidati dagli islamici, di sfilare in nome di Gaza e aggredire e istituzioni ebraiche. Piantatela, voi del mainstream, di spacciare per vero quello che dice Hamas. Il 9 maggio l’Ocha (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari), ha smentito una sua precedente notizia, secondo cui dei trentacinquemila morti palestinesi 9.500 sarebbero donne (ora, invece, sarebbero 4.959) e 14.500 bambini (ora 7.797). Entrambe le notizie sono di fonte Hamas, così come il totale di 35.000 (dei quali Hamas non sa fornire un elenco). Circa 20.000, in ogni caso, sarebbero maschi adulti, in gran parte combattenti di Hamas. Non dimentichiamo che Hamas, oltre che degli ostaggi, si serve dei civili palestinesi come scudi umani. Del resto Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale U.S.A.,, ha ufficialmente precisatoqualche giorno fa che “Il conflitto nella striscia di Gaza non è un genocidio. Questa guerra è tra Israele e Hamas, il cui obiettivo dichiarato è distruggere Israele: il conflitto è iniziato con l’attacco sferrato da Hamas lo scorso ottobre”. Cose che noi sappiamo, che tutti sanno. Eppure l’O.N.U. ha ora ammesso l’inesistente stato palestinese fra i suoi componenti. Chi andrà alle riunioni: Hamas?