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Sud, dall’alta velocità al ritorno della “corriera”

Opinionista: 

U n anno e mezzo fa, con il varo del Conte Primo, impossibile in quei giorni immaginarne un Secondo, il suo omonimo “premier”, un Carneade della politica, grazie a un bizzarro contratto di governo spiccò il volo da un’oscura cattedra di Roma Capitale sul trono di Primo Ministro, a Palazzo Chigi. E subito giurò sulla “centralità del Sud”. Non lo fece a caso. Per farlo scelse la ribalta più pertinente della Fiera del Levante, nella prima visita ufficiale alla natia terra di Puglia. La “sua”centralità del Sud doveva apparire ed essere la più grande novità del terzo millennio, da far trasalire i presenti. Unica anche per un uditorio, in larga parte, già privilegiato dalla storia, per avere ascoltato, in quella sede, politici e meridionalisti del calibro di Pasquale Saraceno, Aldo Moro, Francesco Compagna. Macché novità! S’era dimenticato che, un secolo e mezzo prima, ci aveva già provato un altro “conte”, un certo Camillo Benso Conte di Cavour, manifestando un concetto quasi simile: “… Non si può fare l’Italia senza il Mezzogiorno”. Ma, poverino, s’è visto poi com’è finita, con un secolare flop. Conte Primo, allora guardato a vista da Di Maio e Salvini, dai suoi “navigator”, un bastardino e un mastino, per tenere entrambi buoni dovette inventarsi il ricettario della “par condicio”: “Pane, amore e fantasia”. Una botta alla “pagnotta di cittadinanza” e un’altra alle infrastrutture. Quest’anno alla “Fiera del Levante” è arrivata la svolta: il Conte Secondo dal medioevo gialloverde si è tuffato nell’umanesimo giallo-rosso. Il suo, metà grillino e metà piddino, tra “Green economy e Alta Velocità”. Addio Salvini, Toninelli, castelli in aria. Dalle infrastrutture “costi- benefici” si passa alla “casta-benefici”, nel segno del motto guareschiano da “contr’ordine compagni”. Una babele con Renzi 2 la vendetta. Il Sud ripiomba nelle storiche paralizzanti secche di confuse tentazioni stataliste, accentratrici e nelle nebbie di uno sviluppo auto propulsivo, sgradito ai tradizionali poteri egemonici, timorosi di perderli. Mentre si riaccendono torbide congiure di palazzo e riprende il “blà blà blà su Centralità del Sud e Alta velocità”, grazie a Dio, arriva dal nostro passato una formidabile “ventata di nuovo”. Dopo le amletiche danze su “Tav sì, Tav no”, sul trasporto pubblico, riappare la “corriera”, la mitica “signora blu oltremare”, come un tempo, sui tornanti di vecchie rotabili in mezzo alla pace composta degli ulivi. Benvenuto rinascimento! A beneficiarne per ora è un grazioso borgo del Cilento, sul fiume Alento, Perito “Belvedere” con mirabile vista sul promontorio di Velia, di Parmenide, la “fonte” del pensiero occidentale. Stupenda “corriera”, madre sovrana dei collegamenti con i paesi limitrofi, nutrice di un vitale, vivace pendolarismo, di socialità e di primi amori. Un fausto segnale, dopo l’infausto liberismo pubblico: sprechi, burocrazia vecchia, bulimica, invadente. Ci saranno due corse all’alba per Vallo della Lucania, e una, a sera, per il rientro, bastano a evocare i nostri migliori anni, della ricostruzione, delle medie virtù, anche di risolutive fughe e di svolte nei destini. Una “corriera blu”, certo, non può servire a “rivascolarizzare “una compromessa rete” di scambi inaridita da maldestre teorie, tutte fallite, può però riaprire spiragli impensabili, orizzonti smarriti. Bene ha fatto il borgo di Perito “Belvedere”, 900 anime fra centro e frazione di Ostigliano, a farle festa come merita: questo ritorno sa di sincera “rivalsa civile”, a fronte tante, troppe beffe, fin qui subite. Buon viaggio, “paese mio” adottivo, che stai sulla collina, disteso come un nobile, vigile e tenace ramarro. Amico dell’uomo e nemico dei… “serpenti”.