Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Teatro San Carlo nel caos: occorre unità e coesione

Opinionista: 

La guerra del teatro San Carlo tra il sindaco Manfredi e il presidente De Luca me ne ricorda un’altra di otto anni fa, argomento diverso ma ugualmente importante, più o meno coinvolti sempre il Comune e la Regione, per la nomina di chi avrebbe dovuto succedere alla soprintendente Purchia. La quale, poi, finì per succedere a se stessa. Ad Antonio Galdo che gli chiedeva sul “Mattino” cosa fare per il bene del teatro, Riccardo Muti raccomandò uno sforzo di unità e coesione tra le diverse istituzioni sul territorio. Aveva ragionassimo, ma siamo ancora lì: senza unità e coesione. E per di più, con un soprintendente - e insieme direttore artistico - che conosce certamente le vie regie e capricciose delle star, ma non conosce affatto le arie d’opera cantate dalla Callas che un’impertinente giornalista gli fece ascoltare in diretta e all’insaputa. “Na figura ’e niente”, che è qui: https://www.youtube.com/watch ?v=J7twOtL-GWI. Eppure la storia del San Carlo è tale che basterebbe solo conoscerla e lasciarla dispiegarsi, senza costringerla a giocare a nascondino con se stessa, per avere vita del teatro di qui all’eternità. Lo notò in quegli stessi giorni turbolenti Nazzareno Carusi sul “Corriere della Sera”, che era il più giovane dei candidati alla soprintendenza e che il napoletanissimo gigante Paolo Isotta si augurava - coram populo - che vi venisse nominato. Una storia di trecento anni che dovrebbe imporre a tutti di essere sottratta agli schiamazzi e resa, finalmente, alla sua grandezza. «Il San Carlo è tutta la mia vita ed è triste per me constatare che i tempi non gli consentano di riprendere la primazia d’una volta», ha scritto Isotta nel suo più bel libro di recente, “La virtù dell’elefante”. Quanto è vero, per tutti noi. Il clangore incomprensibile che lo circonda è un dolore che a ogni uscita fuori luogo si rinnova. Facciamolo, allora, quello sforzo di unità e coesione che il Maestro Muti continua per fortuna a non perdere occasione di sollecitarci. Facciamolo per la musica e il teatro. Facciamolo, soprattutto, per Napoli e noi stessi. Torni al suo timone chi molto più dei trucchi, dei parrucchi e dei belletti di progetti e di bilanci, di cose pazze a vita breve e fine certa, semplicemente ami questa città e il San Carlo. Ne conosca l’immensità e la luce, la cultura di regalità splendente. Ne serva devoto i secoli che tanto così hanno dato alla storia dell’Italia e al mondo.