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11 Aprile 2020 - 19:43
Napoli come la Sardegna. Il mare è sempre più blu. Si potrebbe parafrasare e “ritoccare’ il titolo della più nota canzone di Rino Gaetano per descrivere le acque del Golfo partenopeo. Le varie sfumature di azzurro e verde, il colore dei fondali si possono contemplare (soltanto) con le riprese dei droni, divenute ormai virali sui Social. Eccediamo: Napoli come i Caraibi, l’effetto è stupefacente, impressionante. Il Coronavirus ha messo a repentaglio le vite umane, ha portato al collasso l’economia e distrutto le relazioni sociali. Tra i pochi effetti benefici (e, diciamolo, inaspettati) ha restituito limpidezza e quasi sicuramente balneabilità a gran parte dei tratti marini, peraltro in passato già promossi dall’Agenzia regionale protezione ambientale Campania. La verifica iniziale, diciamo “concomitante”, non sarà possibile perché il divieto di “gironzolare” (sia pure per scopi scientifici) vale anche per l’Arpac. In altri termini i battelli per il campionamento delle acque restano tirati in secca. Non è dunque possibile, al momento, un riscontro sul campo, sperare che la stagione balneare non sia rovinata dai due nemici batteriologici, ormai noti al “grande pubblico” dei bagnanti: escherichia coli ed enterococchi intestinali. Ma i parametri per fare un bagno e tuffarsi ci sono, l’acqua limpida è un indicatore sostenuto da alcuni fattori, oltre all’ok già dato gli anni scorsi dall’Arpac stessa. Intanto la scarsa piovosità e una favorevole ventilazione che trascinano via fango e detriti. Eppoi, l’ulteriore lockdown fino al 3 maggio. Quindi la luce riesce a penetrare in profondità e i raggi ultravioletti possono abbattere le cariche microbiche. Non ci sono scarichi illegali di prodotti chimici né idrocarburi sversati dalle imbarcazioni. Ed è il mancato frastuono delle navi (800 volte superiore a quello che si propaga nell’aria), oltre all’acqua limpida, che consentono lo show dei delfini che si spingono fin dentro il porto. E l’occhio vede finanche una immaginaria, sottile linea di congiungimento tra cielo e mare, una immensa prateria blu-celeste-azzurra. Parimenti si registra anche l’abbattimento dei livelli di concentrazione degli inquinanti atmosferici. «Si tratta di un grande gigantesco esperimento che l’uomo sta realizzando. Sta emergendo come l’ambiente abbia una elevata resilienza - spiega il direttore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Danovaro - ossia una elevata capacità di recuperare la propria condizione migliore, una volta cessati le attività che noi esercitiamo». È come la natura si “ribellasse”, ci stesse mandando un messaggio, volesse il rispetto delle distanze. È una scommessa. Certo, il Governo dovrà prevedere forti indennizzi per tutte le categorie (pescatori, pescivendoli, ristoranti e via dicendo) che dal mare traggono sostentamento. Un “guasto” Napoli lo sta già subendo: è da diversi anni che le acque del Golfo diventano più calde, fino ad arrivare a +2°. Il che comporta l’ingresso di altri “ospiti” (destinati a diventare stanziali): spuntano nel Mediterraneo centinaia di nuove e velenose specie ittiche tropicali (pesce scorpione e pesce palla maculato fra tutti, oltre ad alghe infestanti). In questo caso pesano traffici marittimi e riscaldamento globale. È quanto l’uomo pagherà, un biglietto caro per l’ecosistema e l’economia. Tornando “a casa nostra”, dovremmo dunque affrontare un test di altre tre settimane per bloccare lo stress del mare. Sarà ancora uno spettacolo. Teniamoci stretto Mergellina e Posillipo.
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