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È tornato do Nascimiento Forse non è mai andato via

Opinionista: 

Sarà l'ennesima campagna elettorale alla Vanna Marchi, come siamo abituati ad assistere da sempre. Anzi, da quel che abbiamo visto e ascoltato in questi primi giorni di quella che Occhetto nel 1994 definì "la gioiosa macchina da guerra", si raggiungeranno vette, che sembrano piuttosto baratri, di strategie che sembrano piuttosto shetch da avanspettacolo, colpi bassi, veleno spruzzati dappertutto perchè questo è il momento adatto per togliersi i sassolini dalla scarpa, sguaiatezza incontenibile, dichiarazioni imbarazzanti, programmi non pervenuti, contenuti evanescenti, promesse e impegni da usato garantitoche la stessa ex truffatrice bolognese avrebbe fatto fatica a raggiungere pur con il compagno di merenda mago do Nascimiento. Il tutto in maniera democratica, da sinistra, centro, destra. Conte, il leader che non esiste (secondo una definizione di Piero Sansonetti), continua a farsi inseguire dalle telecamere mentre ha il cellulare sempre all'orecchio ma non parla con nessuno perchè nessuno è più disposto ad ascoltarlo. E lui bussa a tutti i citofoni offrendo e proponendo coalizioni a cui nessuno presta ascolto. Lui citofona ma gli rispondono "Siamo usciti". Però è contento, il leader invisibile, perché è riuscito a far cadere Draghi che gli aveva infranto il sogno di essere il presidente. Draghi che ha lasciato schiere di vedove inconsolabili che hanno messo su il partito di Draghi ma senza Draghi. Vedove che alla pochezza dei contenuti dei programmi evocano la parola magica Draghi sognando un suo ritorno a Palazzo Chigi, mentre Draghi è già lontano da Roma e dall'Italia, forse in Europa forse in America. E se non basta Draghi sono pronti gli altri slogan magici: no al fascismo, no alla Meloni. Non è una campagna elettorale pro, ma contro. E a destra le cose non vanno meglio. Come da consolidata tradizione, ci si accorge che non c'è un leader in grado di tenere salda la coalizione e i tre moschettieri sembrano piuttosto impegnati a marcarsi a vicenda. Ma Salvini non è più neanche quello del Papeete o del mojito, e Berlusconi ha 85 anni, è vecchio e affida alla fidanzata Marta Fascina il giudizio politico sulla fuga di Brunetta: "È un nano". E promette pensioni minime da mille euro. E magari un set di padelle anti-aderenti. Resta Meloni, e Repubblica si è fatta promotrice di una campagna collettiva al lupo al lupo, una class action contro il ritorno del fascismo e la minaccia della lavandaia della Garbatella. Eppure, per anni ci siamo fatti asfaltare la mente da Peppe 'o fenomeno e da Giggino Coca Cola, che hanno giocato con il nostro destino muovendoci come pedine silenziose. E con loro Enrico 'o parigino, che gioca a fare la reincarnazione dell'altro Enrico, quello buono. E nel loro ritratto di famiglia c'è Arcuri che rispondeva schifato al vostro terrore, Speranza disperato che dice soltanto "usate la mascherina", Azzolina che ha fatto bestemmiare tutti i bidelli d'Italia che non sanno dove buttare i banchi tozzi tozzi, Fofò il dj che ha ballato una sola estate, Casalino che in questo ritratto ci sta proprio bene e se non ci fosse stato bisognava inventarlo, e poi ex idraulici e venditori di mangimi per pappagalli trasformati in statisti, rubagalline con la macchina blindata. Era un Circo Barnum, era la banda di Pignataro 3.0 di Totò. E adesso gridate al lupo al lupo se si affaccia la lavandaia? (ps: la lavandaia, detto tra noi, è l'unica che non ha messo il dito nella marmellata).