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Un’offesa valeva l’altra, meglio un calcio nel sedere

Opinionista: 

Mancini non ha mai fatto coming out e quindi ha gli attributi. Eppure al termine della gara ha agito in modo diverso. E ha perso altresì quella classe che mostrava - da giocatore - sui campi di calcio. Quattro anni fa Cecchi Paone - la Nazionale giocava gli Europei - disse che in squadra c’erano un bisessuale e due omosessuali. Antonio Cassano cadde nel tranello: «Problemi loro, son froci, problemi loro. Se l’ha detto Cecchi Paone che c’è stato…». I nomi erano quelli di Montolivo, Giovinco e Abate. Il fantasista barese ben presto si smarcò e scartò Vendola e Grillini. Tutto finì lì: Cassano si scusò e tornò sereno in campo; i tre continuarono la loro vita, quale che fosse l’orientamento sessuale. Martedì non è stato così. Sappiamo com’è andata. Sarri non s’è saputo difendere, non ha saputo dire - da subito, anche mentendo - che aveva maldestramente tirato fuori dal campionario delle maleparole e degli insulti quelli più sbagliati e pesanti. Anzi, s’è inceppato ulteriormente facendo capire che il termine “democristiano”, utilizzato come possibile paragone d’offesa, aveva una connotazione negativa. I microfoni impietosi delle tivvù erano diventati veri e propri coltelli. Fin troppo facile ergersi a moralisti del “comportamento inammissibile”. Sarri si è prestato alla gogna mediatica per minuti e minuti, a capo chino. Non ha saputo resistere al “pressing” giornalistico: aveva chiesto scusa (ieri l’ha rifatto), era davvero pentito, avrebbe potuto e dovuto alzarsi ed andare via. Il tecnico azzurro è così caduto in pieno nel trabocchetto: da trascinatore della squadra prima in classifica a “deprecabile” persona. Un lavoro di sei mesi gettato al vento. Per il vero le emittenti sono state implacabili anche con Mancini: in ogni caso ha “pianto” davanti alle telecamere. Ma la cartina di tornasole è la giustizia sportiva: se l’accusa (e la conseguente punizione disciplinare) sarà quella di diffamazione e non di discriminazione omofobia, Mancini avrà fatto una pessima figura. In buona sostanza - mettiamola così - si è solo “impressionato” e ha voluto ingigantire la cosa. Aveva vinto e poteva passarci sopra. Non ha contato fino a dieci. Ha voluto destabilizzare ad arte l’idilliaco ambiente partenopeo. Ha piantato un casino internazionale. Ha offuscato il calcio nel sedere che Baldini diede a Di Carlo. Tutto doveva effettivamente restare fuori della panchina, laddove è accaduto il “misfatto”. Eppoi: l’eventuale discriminazione omofobica (con una condanna più pesante), di contro, non implica ovviamente che l’allenatore, sia omosessuale. “Mancio” stia più tranquillo. Staffelli gli potrebbe consegnare un “tapiro d’argento”. Resta incomprensibile capire perché nello sport, nel calcio in particolare, non si infranga questo tabù. Proviamo a sdrammatizzare e ripeschiamo una vecchia battutaccia: forse perché ci si fa la doccia?