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È un altro assalto al premier Renzi

Opinionista: 

Domenica i ballottaggi nelle più grandi città italiane. Solo a Napoli, e forse a Bologna, il risultato appare scontato, a favore del sindaco uscente. A prescindere da Roma che, comunque, fa storia a sé. Per il resto stanno prevalendo nella determinazione del voto altre motivazioni, che riguardano poco la scelta del sindaco, in relazione alla sua qualità di amministrare. Per molti la motivazione è quella di assestare un primo colpo a Matteo Renzi, in attesa di quello finale con il referendum. E non saranno le ripetute affermazioni del presidente del Consiglio circa la “estraneità” del Governo, e delle sue sorti, a questa tornata, che è solo amministrativa, a procurare diversa interpretazione in caso di sconfitta dei candidati del Pd. Un solo fattore, di certo, gioca a loro favore: la possibile, ancorché smentita, volontà di D’Alema a votare il candidato del Movimento Cinque Stelle a Roma ed a sostenere Parisi a Milano: in genere il fu “leader maximo” non ne azzecca una. Analoga considerazione vale per l’appoggio del fu “eroe” di “mani pulite”, al secolo Di Pietro Antonio, che a Milano sostiene Parisi, scelto dall’aborrito (?!) fu Cavaliere, al quale, intanto, vanno gli auguri di pronta guarigione. SANGUE NEL MONDO. Nel 1989 il Mondo fu in festa: era caduto il Muro di Berlino e con esso la Cortina di Ferro. Il sistema comunista si era disintegrato insieme alla “leggenda” del comunismo: idealizzato o criminalizzato in quel Mondo diviso a metà. Era il tempo dei “blocchi”, quello russo e quello americano: di là il totalitarismo senza libertà, di qui il mondo libero e democratico. Così si diceva. Grande entusiasmo ha suscitato, in tempi più recenti, la cosiddetta “Primavera araba”: milioni di persone in piazza, teste di “tiranni” che rotolavano, sangue che scorreva a fiumi. Ma, insieme, si alimentava la speranza di un tempo migliore per quella gente, in quell’area così nevralgica. Solo due momenti di storia, relativamente recenti. Quelle speranze non sono diventate certezze, anzi! Oggi il Mondo è frantumato: l’Onu non lo governa affatto. Mille conflitti “regionali”, migliaia di persone, soprattutto cattoliche, vengono uccise anche a causa di persecuzioni religiose. Terrorismo dilagante ed inarrestabile. Un Mondo insicuro e terrorizzato. Grandi realtà sono emerse ed hanno assunto una chiara, e potente, soggettualità - la Cina, innanzitutto, ma anche l’India, il Brasile, l’Argentina, il Sud Africa - ma tutto resta drammaticamente precario. Nella migliore delle ipotesi reggono i rapporti bilaterali, per lo più fondati sulla capacità di singoli leader: nel segno, soprattutto, delle convenienze economiche e della capacità di esportare innovazione, di cui ad una forte capacità di ricerca. Giappone e Germania, di questo filone, sono leader indiscussi. Se, intanto, gli Stati Uniti d’America oggi temono la vittoria di Donald Trump, una ragione ci sarà: decenni di storia democratica, il sacrificio di John e Robert Kennedy, quello di Martin Luther King, l’esempio luminoso del grande Alì, bruciati sull’“altare” di interessi immediati e di egoismi inveterati. Accade quando i valori della Libertà, della Democrazia, della Solidarietà non diventano patrimonio irrinunciabile. Con buona pace di Roosevelt, che invocava la Libertà dal Bisogno e John Kennedy, che disegnava l’orizzonte fascinoso della Nuova Frontiera. Senza contare l’odio individuale, che cresce in quel Paese, di cui a centinaia di morti uccisi da “pazzi solitari”, figli di quella società, in cui le armi circolano con incredibile facilità. Per garantire… sicurezza. Nella vecchia Europa, se, come si paventa, dovessero prevalere gli antieuropeisti, nel referendum inglese, vorrà dire che l’inveterato bisogno dello “splendido isolamento” ha retto anche al ricordo di una guerra, e delle loro eroiche sofferenze, vinta dagli Inglesi nel segno della unità dei Popoli Liberi, di cui gli Stati Uniti furono l’alfiere. Non è un caso se l’assassino, anche lui un “folle solitario?”, di Jo Cox, deputata laburista, che lottava per i diritti civili e per l’Europa, abbia gridato, mentre la aggrediva “Britain first”. Questo assassinio, questo sangue sul referendum inglese ha molti mandanti, alcuni anche “illustri”, che con le loro parole irresponsabili alimentano i furori… di pancia di troppi, … leggittimandoli. Potrebbe accadere anche da noi. Tutto sembra crollare, all’insegna dell’egoismo, individuale e collettivo, mentre la stessa pace appare un valore dimenticato. E comunque di poco conto. ADDIO A UN AMICO. È scomparso Ciro Barile: un grande calciatore, un piccolo-grande uomo. La stampa sportiva ischitana ne ha descritto la carriera brillante e le sue finissime qualità tecniche, che lo portarono ad essere protagonista nella Casertana in serie C, e suscitarono perfino l’interesse del grande Milan, al tempo del Gre-No-Li. Io voglio parlare dell’Uomo, di quel gran signore che fu. Lo avemmo allenatore, a volte insieme a quell’altro sicuro campione, Salvatore Di Meglio, a Forio, fra la metà e la fine degli anni ’70. Allora mi occupavo un po’ di tutto nel Forio e stavo spesso con la squadra e con l’allenatore: non dimenticherò le partite a carte sui traballanti traghetti di allora, di ritorno da trasferte, spesso infauste. La sua ironia, il suo sorriso schivo, ma soprattutto la sua umanità, la sua serietà, la sua professionalità, la sua competenza, la sua modestia: indimenticabili. Gli volevo bene. Provato da tragedie familiari, troppo grandi per un padre, e per un nonno, ne fu devastato. Colpevolmente, quasi per la paura di non trovare le parole giuste per comprendere il suo dolore, l’ho visto solo pochissime volte. Con grande tenerezza. Lo… incontrerò di certo, di nuovo, magari insieme al suo amico inseparabile, Pierino Mormile, nel… nuovo Coco Gelo sempre con Salvatore ineguagliabile… patron. Con grande serenità, potrò dirgli meglio quanto lo stimassi e quanto gli volessi bene. Ora gli dico solo: grazie!