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Un palazzo dimenticato

Opinionista: 

Proprio nel cuore del “salotto buono di Napoli”, a monte di via dei Mille, alle spalle del cinema Delle Palme, tra la salita Vetriera e le vie Betlemme, Santa Maria Apparente e via Rega sorge un complesso seicentesco che, per gli inesistenti valori artistici, non è compreso nell’elenco dell’Icomos ma che è venuto a trovarsi nel centro storico cittadino, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, dopo che la giunta Bassolino lo ha esteso da Ponticelli a Posillipo, da piazza San Domenico Maggiore a piazza Medaglie d’Oro. Con decreto reale del 1850 il complesso venne dichiarato “Ospizio delle vedove povere dei veterani delle guerre borboniche” e, perciò, noto come il ”palazzo dei Veterani”. Dimenticato per oltre mezzo secolo da Dio, occupato in ben altre faccende molto più serie, e dagli uomini, occupati in faccende molto meno serie, il complesso era ridotto negli anni ‘50 in uno stato di estrema fatiscenza. E in condizioni igienico-sanitarie preoccupanti tali da indurre il sindaco Achille Lauro a deliberare, nel marzo 1956, la demolizione del palazzo da lui definito “una schifosa scarafunera” (piena di scarafaggi umani e animali). Lo scopo era quello di realizzare nel grande cortile un edificio per abitazioni destinate ai dipendenti comunali e agli “abusivi”, che per varie ragioni si trovavano nell’antico palazzo, e di sistemare a giardini i suoli resi liberi dalla demolizione del complesso seicentesco. Ma, come spesso accade in questa disgraziata città, le cose furono fatte a metà. Le antiche strutture del palazzo non vennero demolite e il nuovo edificio abitativo venne realizzato in poco tempo. E venne lasciato coesistere con la fatiscenza al contorno per oltre trent’anni. Nella indifferenza delle amministrazioni comunali venute dopo il Comandante. E, diciamolo, della intera città. Né gli studiosi, né le associazioni ambientaliste, né la stampa denunciarono questo scandaloso abbandono. Fino al 1978, quando su suggerimento dell’Istituto Case Popolari di cui dirigevo i servizi tecnici, l’amministrazione Valenzi (la migliore che questa disgraziata città abbia mai avuta) decise di impegnare la somma di 20 miliardi di lire della legge 865/71 per il recupero e il riuso di alcuni edifici di particolare interesse storico e artistico. Tra questi il palazzo dei Veterani. Per demolire il “mostro laurino” (come venne battezzato dai denigratori del Comandante) e per risanare le antiche strutture, da destinare a scuole, asili, palestre e attività produttive e anche ad abitazioni, dove trasferire le famiglie dei “comunali” e quelle presenti, più o meno abusivamente, nelle varie parti del vecchio complesso. Appaltati nel dicembre 1982 i lavori vennero subito dopo pochi mesi a causa della inopinata scoperta di alcune proprietà private in un complesso che si riteneva di proprietà comunale. E sospesi sono rimasti fino al marzo 1994 quando il neo sindaco Antonio Bassolino, portatosi su un terrazzo del palazzo Veterani con l’immancabile seguito di assessori e di giornalisti, annunciò che “i lavori di ristrutturazione delle antiche strutture e la successiva demolizione del mostro laurino saranno ripresi entro pochi giorni per essere ultimati nel tempo di due anni”. Era il primo dei numerosi annunci che poi daranno vita al così detto “rinascimento napoletano”. E così Antonio Cederna salutò lo storico evento su Repubblica del 28 maggio ’94: “Verrà demolito l’edificio che Lauro fece costruire in barba ad ogni elementare rispetto per la storia e per l’arte con l’intenzione di demolire l’antico palazzo dei Veterani. Oggi, grazie alla decisione di Bassolino, si elimina l’offensivo ingombro e si restaura l’antico edificio. A Napoli l’inversione di marcia è radicale”. Ma non ci fu nessuna marcia. Men che meno radicale. Dopo trent’anni di attesa era lecito aspettarsi che l’amministrazione di Luigi de Magistris lo facesse includere tra i palazzi che il Grande Intervento Centro Storico della Regione Campania si propone di salvare. Invece non l’ha fatto. Non resta che augurarsi che il prossimo sindaco non sia di nuovo l’ex magistrato.