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Una Festa del Lavoro e la ripresa più vicina

Opinionista: 

Ci siamo. Non poteva esservi momento migliore di questo nel prendere finalmente atto, che siamo alla svolta decisiva per la ricostruzione. Martedì scorso, a pochi giorni dall’odierna Festa del Lavoro, che non c’è ma si auspica che tornerà presto in misura soddisfacente, come forse non si è mai visto prima, con il dibattito in Parlamento del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, si passa dalle parole ai fatti. Il grande, epocale impegno, che spettava al nostro Paese e al Sud in particolare, secondo precise indicazioni dell’Europa, di mettere nero su bianco progetti, richieste, bisogni con le cifre occorrenti e le riforme a sostegno a garanzia di tutto, per ottenere i fondi necessari alla ripartenza, che a noi piace chiamare “rifondazione”, è stato onorato nel modo migliore e nei tempi giusti. Prendendo spunto dalle lontane parole che Papa Woityla pronunciò nella seconda visita a Napoli, quando disse alla sua Chiesa, ai fedele a tutta la gente di buona volontà: “Bisogna organizzare la speranza”, oggi, dopo la lunga, complessa attesa della speranza, il definitivo approdo dei “nostri Recovery” a Bruxelles ci dice che bisogna “organizzarsi” per ben gestire le “certezze” finanziare, presto in arrivo dall’Europa. È tempo quindi delle nuove responsabilità istituzionali, ad ogni livello, e di noi singoli cittadini. Cambia tutto. Gli aiuti in parte a fondo perduto, in parte da restituire con interessi minimi, non vanno giudicati come meri, generici sostegni da rilancio del Paese, e ripeto del Mezzogiorno in particolare, ma come contributi decisivi per la sua effettiva radicale rinascita. Una parola da intendere nel senso letterale del termine come una nuova vita, nel segno della riscrittura di tante regole, della loro cancellazione o modifica a secondo delle oggettive esigenze, della proposta per nuovi e aggiornati percorsi rispetto al passato. Per meglio intenderci in linea con il nuovo, che avanza e va favorito perché il cambiamento sia davvero tale, cioè strutturale e non di facciata. Dalle infrastrutture più varie, si tratti di strade, linee ferroviarie, di reti di telecomunicazione, dalla digitalizzazione alla transizione ecologica, noi ci troviamo al centro di una sfida inimmaginabile due anni fa come lo è stata e resta tuttora in fondo la stessa tragica pandemia. Una sfida della ripresa effettiva che può e deve essere vinta: il presidente del Consiglio e la sua squadra di governo hanno dimostrato in soli pochi mesi la capacità e i numeri per riuscirci. Il resto, che non è poco, ma più decisivo tocca farlo alle istituzioni locali ad ogni livello. La ripartenza della ricostruzione potrà dirsi tale se procede di pari passo dal basso, nel saper spendere bene i flussi provenienti dall’alto. Più si approfondiscono le indicazioni dei Recovery e più ci si convinc che lo spirito vero del loro varo, riflette visioni di riscatto e di sviluppo inquadrate in una logica di programmi innovativi e competitivi di contesto europeo, anzi mondiale. Da questo momento, il governo nato nel segno dell’unità nazionale, deve dimostrare di esserlo nello spirito coerente di una collaborazione permanente non legata a convenienze partitiche. Napoli alla vigilia di una consultazione elettorale amministrativa, che si sarebbe dovuta svolgere in questo mese ma è slittata a settembre per ilCovid-19, nei dibattiti e nei confronti preparatori è chiamata a valutare in che misura questi piani possono meglio calarsi in una realtà da tempo complessa e problematica. C’è già da essere fiduciosi per una fetta cospicua di fondi, riservata a un recupero definitivo del vecchio Albergo dei Poveri, gigantesco edificio di straordinario valore storico, architettonico e sociale, ma si aspetta altro ancora, il resto per una città, che merita di tornare tra le prime al mondo per una naturale vocazione turistica e come ineguagliabile attrazione d’arte. Il Sud, la Campania e Napoli aspettano e sperano.