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Valenzi, sindaco rosso ma il migliore di tutti

Opinionista: 

Maurizio Valenzi, sindaco di Napoli dal 27 settembre 1975 al 16 aprile 1983, sarà ricordato oggi in un convegno al  Maschio Angioino. Ricordo che fu possibile dar vita alla  prima Giunta comunista grazie al voto favorevole del consigliere democristiano Giovanni Colosimo, Provveditore agli Studi, mio illustre concittadino e amico, che tenne il suo discorso nella lingua di Cicerone, un latino elegante incomprensibile a tutti i consiglieri e allo stesso Valenzi. E al  numeroso pubblico accorso alla Sala dei Baroni. Capirono solo la conclusione: “Perciò darò il mio voto favorevole”. E grazie a lui il primo sindaco comunista, dopo Lauro e i tanti democristiani, cominciò ad  amministrare la città come nessun altro prima e dopo. Penso che Valenzi sia stato il migliore sindaco che questa  città abbia mai avuto. Ciò non mi impedisce di ricordare gli errori commessi nella gestione del piano dei 20mila alloggi, deciso dal Parlamento dopo il terremoto dl 23 novembre ’80, da me denunciati sulla stampa cittadina. Un suo assessore autorizzò nel dicembre ‘80 la dissennata demolizione delle stupende Serre botaniche di Carlo Cocchia alla Mostra d’Oltremare per piazzarvi quattro container destinati ai terremotati. E da allora nessuno dei 9 sindaci (Franco Picardi, Enzo Scotti - il sindaco dei cento giorni -, Mario Forte, Carlo D’Amato, Pietro Lezzi, Nello Polese, Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino e Luigi de Magistris) e dei 3 commissari straordinari (Giuseppe Conti, Sergio Vitiello e Aldo Marino), venuti dopo di lui, è stato capace di ricostruirle. Nonostante il manifesto firmato dalle più autorevoli personalità del mondo culturale cittadino e nazionale. Per realizzare i 20mila alloggi un gruppo di noi (Gerardo Marotta, Massimo  Rosi, Nicola Pagliara, Aldo Loris Rossi e Alfredo Sbriziolo) proponemmo di attuare il Ppe della via Marittima redatto da Luigi Cosenza, l’unico piano particolareggiato che questa città abbia mai visto. Il ricorso  a un concorso internazionale di progettazione e l’impiego della migliore tecnologia disponibile avrebbero dato un volto moderno al lungomare. E sarebbero state  eliminate la fatiscenze edilizie che ancora  oggi lo caratterizzano. Sia pure in parte. Proponevamo Luigi Cosenza come coordinatore generale. Ma la Commissione dei Garanti, voluta da Valenzi per coinvolgere tutti i partiti, espresse la preoccupazione che la proposta avrebbe tolto spazio all’imprenditoria privata. Ed era vero. E la proposta fu cestinata  col risultato che la via Marittima si sta realizzando con edifici dalle forme più stravaganti, con estrema lentezza, e che è lontanissima dall’essere completata. Valenzi preferì utilizzare il cosìddetto “piano delle periferie”, pensato dagli urbanisti del Pci, che cementificò le ultime aree libere, scampate  al sacco di Napoli degli anni ’60. Gli interventi realizzati a Soccavo, Pianura, Chiaiano, Secondigliano, Piscinola, Miano, San Pietro a Patierno, Ponticelli, Barra e a San Giovanni a Teduccio hanno reso più brutta la città. Tipologie a ballatoio, servizi igienici bui, materiali scadenti, rapido degrado e squallore  hanno giustificato le proteste degli assegnatari. Tant’è che, qualche anno dopo,  si è pensato di rifare i peggiori. Non ha fatto meglio la  Regione Campania con i banali insediamenti abitativi in diciassette comuni della provincia. Nonostante qualche chiesa, qualche scuola elementare, qualche centro sociale, qualche campetto di calcio. E qualche tronco stradale. Con buona pace dei Concessionari che hanno magnificato il piano dei 20mila alloggi nei due volumi “Dal terremoto al futuro”, editi da Electa. L’avere accettato che il piano straordinario venisse diviso tra il Comune di Napoli e la Regione fu il  maggiore errore di Valenzi. Sulle contestate anticipazioni ai Concessionari delle opere fino al 50% dell’importo della concessione, previste dalla legge del 14 maggio 1981 n° 219, vanno ricordate le parole indignate di Gerardo Marotta contro “la spietata rapina ai danni dello Stato compiuta dai concessionari delle opere pubbliche grazie a un sistema che è stato completamente distorto da leggi criminogene come la 219 del 1981”.

g_mazziotti@yahoo.it