Dante e Virgilio sono ancora tra i golosi dell’Inferno. Dal Paradiso dove si è deciso di aiutarli non è possibile comunicare con Virgilio che ha il cellulare scarico.

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«Allora, caro Pietro – chiede San Tommaso, che da poco è stato coinvolto nella guerra fredda informatica in corso tra Paradiso e Inferno – hai notizie di quello sciagurato di Dante? Sei riuscito a metterti in contatto con Virgilio?». «L’ultima volta che l’ho sentito erano tra i golosi. E Virgilio mi ha confidato che sospetta che ci sia da parte di Lucifero un piano di scherzi e di beffe. E le beffe, come ben sai, sono assai più pericolose di battaglie e guerre. Ma Dante, tutto preso dall’idea di riscrivere la Commedia, non se ne rende conto. Adesso il cellulare di Virgilio è probabilmente scarico e negli inferi non ha modo di ricaricarlo» «Vedi caro mio – commenta San Tommaso – la fragilità della vita moderna! Le lettere da affidare a un corriere e un messaggio da legare alla zampa di un piccione viaggiatore ce ne mettevano di tempo per giungere a destinazione, ma prima o poi arrivavano. I corrieri o i piccioni non ti lasciavano in asso come codesti cellulari. A quei tempi non c’era bisogno di questa che voi chiamate ricarica con la novità dell’energia elettrica, di cui pare che gli uomini d’oggi vadano assai fieri!» «Non lo dire a me! – risponde rammaricato Pietro – Io non riesco a familiarizzare con questo cellulare! Vedi Tommaso, gli umani hanno la corrente elettrica per ridare vita a questo ordigno. All’Inferno si sono attrezzati per produrre questa maledetta energia. Hanno fatto una diga sul Flegetonte per sfruttare la forza dell’acqua che precipita nel baratro. Ma quassù, invece…» «Quassù? – chiede Tommaso – Continua, fammi capire, Pietro, ché io finora sono stato in disparte con la mia filosofia» «Quassù col famoso sistema miracoloso della moltiplicazione dei pani e dei pesci - spiega Pietro - hanno tutti, santi, angeli, beati, il cellulare. E siccome sono santi si mettono a ricaricarli ricorrendo al miracolo. E credo che il Signore sia assai preoccupato di questo abuso di atti miracolosi». «Almeno - obietta Tommaso – quelli dell’Inferno hanno l’energia elettrica, ma non possono fare miracoli per moltiplicare i cellulari. Non ti pare?» «Sono astutissimi. Gruppi di demoniacci stanno tornando sulla terra e organizzati da Mefistofele e Asmodeo, che hanno esperienza di vita mondana, li rubano con astuzia e destrezza e li portano all’Inferno... Ma aspetta che mi suona il cellulare. È il Signore! Probabilmente si tratta della convocazione che aspettavamo». Dante e Virgilio intanto sono ancora nel cerchio dei golosi. Hanno trovato in una grotta un riparo dalla pioggia incessante e stanno mangiando un panino con la soppressata forte offerto da un dannato, che parla un dialetto meridionale che né Dante né Virgilio comprendono. Ma comunque hanno capito che si tratta di roba buona e genuina, compresa la bottiglia di vino data insieme ai panini. «Virgilio mio - dice Dante masticando avidamente – avevo una fame da lupo! E il vino è una meraviglia; molto più forte di quelli della mia Toscana, ma va giù che è un piacere. Però, maestro mio, chi se lo aspettava: pane e soppressata all’Inferno, proprio tra i dannati per il peccato di gola! Devo proprio modificare qualcosa nella mia legge del contrappasso» «Dante – replica Virgilio – finisci di rifocillarti. Poi penso proprio che devo spiegarti una cosa che probabilmente non hai ancora capito» «D’accordo, maestro, a patto che non ti serva di quel maledetto cellulare, che io odio». «Niente paura, Dante, si è scaricato e non funziona». «Questa sì – esulta Dante sempre masticando – che è una bella notizia!»

(continua)