Grande apprensione in questi giorni anche in Paradiso e grande preoccupazione dei santi patroni. E anche qui incertezze, discussioni, conflitti di competenza e indecisioni su chi debba intervenire e come e dove si debba farlo, soprattutto in città, come Napoli, dove i santi protettori sarebbero stati, secondo alcuni studiosi, addirittura 47. Ma non è solo il coronavirus a dare pensiero. Sono abituati da sempre i santi a misurarsi con le pandemie. Adesso lassù è di grande attualità, nelle celesti chiacchiere vespertine, la prima lettera di San Paolo Apostolo ai Napoletani nella quale si lamenta un po’ perché è stato tolto il suo nome allo stadio. Pare che i napoletani che sono riusciti a leggerla piuttosto che rattristarsi e provare pentimento si siano offesi non solo perché è stato messo in discussione Maradona ma anche perché è stato proposto in alternativa un altro giocatore che porta il suo nome e che a suo tempo si rifiutò di venire al Napoli. E il Santo di Tarso si è ancor più adontato e medita addirittura una seconda lettera. “Un’altra epistola? Bisogna fermarlo!” si è detto San Gennaro e ha cercato aiuto ai colleghi napoletani per trovare il modo migliore di affrontare Paolo, che, è noto, non ha un carattere facile. Ma l’aiuto sperato non è arrivato. Aspreno sta sempre di cattivo umore perché non è diventato lui, come si aspettava, il patrono, e nessuno gli è riconoscente per l’invenzione dell’aspirina. Gaudioso è poco disponibile alla collaborazione sempre per la questione che le sue catacombe sono considerate meno importanti di quelle di Gennaro. San Quod Vult Deus, che se l’è sempre fatta con Gaudioso dal tempo della persecuzione dei Vandali e che è sepolto a Napoli, è rimasto intrattabile perché non ha mai digerito che nessun napoletano porti il suo nome. Gli altri, manco a parlarne; con tutti i problemi che hanno oggi col covid, figurarsi se si devono occupare anche del nome dello stadio! Gennaro, allora, si è fatto animo e coraggio ed è andato a parlare con San Paolo, trovandolo ancora imbronciatissimo, e ha cercato di convincerlo che il cambio del nome non è la fine del mondo. “Vedi Paolo – gli ha spiegato – i Napoletani in fondo sono rimasti pagani. Adorano quella Partenope, che era assai strana; ammaliava gli uomini col suo canto e poi se li mangiava. E le hanno pure intitolato la strada più bella della città, sempre che non le cambino il nome, visto com’è irrequieta e disinvolta la toponomastica cittadina. Poi hanno trasformato il culto di Priapo in quello della Madonna di Piedigrotta. E così idolatrano Maradona come un dio dell’Olimpo, come è naturale che sia visto quello che ha fatto per la squadra. Sono fatti così, non te la prendere. Fa come me! Ti ricordi quando nel 1969 la Congregazione dei Riti, composta di cardinali e teologi importantissimi, mi cancellò dal calendario dei santi? Qualcuno mi diede il consiglio giusto scrivendolo su un muro: “San Gennà, futtatenne!”. Io da allora l’ho seguito quell’invito e mi sono trovato benissimo. Perciò, caro Paolo, come scrisse Totò nella Livella: “nun fa ‘o restivo!”; non stare sempre a fare il testardo e il musone. Fa come me: “futtatenne!”